Rendicontazione obbligatoria costi
Dove trovare il rendiconto annuale di costi e oneri e come leggerlo, compresi i costi che non si vedono
📌 In sintesi
Cosa imparerai:
- Cos'è il rendiconto dei costi e degli oneri e cosa chiede la MiFID II
- Dove trovarlo su BBVA, Revolut e Directa, e cosa controllare anche su un semplice conto corrente
- Come funziona l'imposta di bollo sul conto corrente e sul conto titoli
- Cosa sono i pagamenti e gli incentivi ricevuti da terzi, costi che non si vedono ma si pagano
- Come leggere quanto i costi tolgono al rendimento, con i rendiconti di Intesa Sanpaolo, Fideuram e Mediolanum
Tempo di lettura: ~10 minuti
Ogni anno banche e intermediari finanziari devono dare ai clienti un rendiconto dei costi e degli oneri. Questa lezione parte dalla norma che lo impone e poi passa a sette rendiconti veri, due di conti correnti e cinque di portafogli.
L'obbligo e la MiFID II
Il rendiconto va consegnato entro fine aprile e riguarda l'anno prima. Dentro ci sono anche costi che normalmente non gravano su di noi in modo diretto, e che quindi non vediamo. Per questo vale la pena guardarlo.
Lo spunto per la lezione è arrivato a Paolo da un post che chiamava il rendiconto un documento fondamentale, da stampare, consultare e conservare.
Chi ha seguito il corso base probabilmente non ci troverà niente di nuovo. Troverà i costi che paga, e altri che non paga direttamente ma che alla fine gravano comunque su di lui, un po' come l'IVA: sembra di non pagarla, e invece la paghiamo noi. Può anche scoprire costi che salassano come non mai, e allora forse è il caso di rivedere i prodotti o l'intermediario.
L'obbligo viene dalla MiFID II. Paolo è andato a leggerla. L'obbligo c'è, e comprende anche i costi un po' nascosti, ma la scadenza di fine aprile, che su internet riportano tutti, lui non l'ha trovata scritta. A maggio 2025, quando è uscito il video, alcuni dei suoi intermediari il rendiconto non l'avevano fornito, oppure l'avevano nascosto molto bene.
Il testo della norma (dal minuto 3:28) chiede che le informazioni su costi e oneri siano presentate in forma aggregata, cioè tutte insieme, perché il cliente conosca il costo totale e il suo effetto complessivo sul rendimento. Per Paolo il punto importante è questo. Sono compresi i costi connessi al servizio di investimento e anche quelli connessi allo strumento finanziario, che la banca non ci fa pagare direttamente ma che paghiamo lo stesso, perché sono incapsulati nello strumento. Sono esclusi quelli dovuti al rischio del mercato sottostante. Se il cliente lo chiede, le informazioni vanno date anche in forma analitica, e comunque con periodicità regolare, almeno una volta l'anno, per tutta la durata dell'investimento.
Di aprile, quindi, la norma non parla. In teoria il rendiconto dell'anno prima si potrebbe consegnare anche a dicembre, a meno che la scadenza non venga da un'altra legge. Un altro punto della norma chiede che queste informazioni siano fornite in forma comprensibile.
BBVA: il conto corrente
I primi due esempi sono conti correnti senza investimenti. Non è del tutto chiaro se anche qui ci sia l'obbligo, ma tutti e due gli intermediari il documento l'hanno fornito.
Su BBVA Paolo entra dal browser, perché queste cose si fanno con calma, seduti davanti al computer, e va da Notifiche e comunicazioni a Messaggi (dal minuto 5:15). I messaggi conviene tenerli d'occhio, perché ogni tanto ce n'è uno che segnala documenti non a posto, e BBVA può bloccare il conto a chi se ne accorge troppo tardi. Con i filtri avanzati compare il prospetto delle commissioni del 2024, da scaricare in PDF.
Anche per il solo conto corrente Paolo consiglia di guardarlo, perché potrebbe saltare fuori qualche aumento passato inosservato: su una banca pesantemente online come BBVA è difficile, in quelle più piccole e locali può capitare.
Nel 2024 le spese totali sono zero e gli interessi maturati 466,60 €, probabilmente al lordo. Seguono alcuni indicatori che ipotizzano un certo numero di operazioni a seconda del profilo: per una famiglia con operatività media sono 228, e viene da chiedersi chi le faccia. A noi interessano poco, perché guardiamo quanto costa ogni singola operazione.
L'imposta di bollo, 34,20 € a maggio 2025, si applica quando la giacenza media è pari o superiore a 5.000 €. La giacenza media si calcola per persona, ma l'imposta si paga per conto: chi pensa di evitarla aprendo sette conti la paga sette volte. Paolo la paga perché su quel conto tiene la liquidità che gli frutta gli interessi.
Tenuta del conto, bonifici e carta di debito costano zero. Il bollo effettivamente addebitato è di 25,65 €, esattamente tre quarti dell'importo pieno,
perché è stato applicato solo ai trimestri in cui la giacenza media superava i 5.000 €, e in uno Paolo era sotto. Le tasse sugli interessi, che altri intermediari riportano, qui non compaiono. Paolo è sicuro di averci pagato il 26%.
Revolut
Revolut si usa solo dall'app. Il percorso (dal minuto 10:00) è Documents and statements, da cui si scarica in PDF lo Statement of fees.
A Paolo Revolut non paga interessi, e le voci dei servizi sono tutte a zero. C'è lo stamp duty, cioè il bollo, ma il documento non dice quanto se ne è pagato. Paolo è sicuro che sia zero, perché su Revolut tiene sempre meno di 5.000 €. In fondo c'è di nuovo un indicatore che fa delle ipotesi su vari scenari.
Fra gli intermediari dove Paolo ha investimenti ci sono solo quelli di cui ha trovato il rendiconto. Gli altri li ha aperti nel 2025, come Fineco, oppure il rendiconto non l'ha trovato, anche se magari c'è.
Directa
Su Directa, dall'interfaccia web, si clicca sul proprio nome, poi su Documenti e sulla rendicontazione dei costi (dal minuto 12:05). Per Paolo è il rendiconto più bizzarro fra quelli visti, ma forse il più utile. Il PDF non l'ha trovato, però il rendiconto è navigabile: si parte dai dati aggregati e si apre una voce alla volta.
Nel 2024 la giacenza media di Paolo su Directa è stata di 35.000 €. Il riepilogo riporta:
- costi dei servizi prestati dalla SIM: 570 €;
- costi degli strumenti finanziari: zero;
- incentivi pagati e ricevuti da terzi: 66 €.
Directa è una SIM, cioè una società di intermediazione mobiliare, e non una banca. Aprendo la prima voce, i costi dei servizi si dividono così:
- tasse sui dividendi: 55,89 €;
- ritenute sulle obbligazioni: 17,13 €, probabilmente perché Paolo ne ha vendute alcune poco prima che pagassero la cedola;
- ritenute sul capital gain: 389 €, per titoli venduti in guadagno;
- commissioni di intermediazione: 75,93 €;
- imposta di bollo: 32 €.
A Directa sono andate solo le commissioni. Il resto è andato allo Stato.
A maggio 2025, quando è uscito il video, su un conto con investimenti il bollo è lo 0,2% del valore dell'investito nel momento in cui arriva l'estratto conto titoli, di solito al 31 dicembre. Chi lo sceglie trimestrale paga lo 0,05% ogni volta.
Gli incentivi ricevuti da terzi
La voce più interessante è l'ultima. Paolo ha controllato, aprendo il dettaglio con un clic sulle voci in azzurro: quei 66 € non li ha pagati lui. Probabilmente sono commissioni che Directa ha ricevuto da chi ha emesso gli strumenti. Si può però pensare che li abbia pagati indirettamente, perché per l'emittente sono un costo, e alla fine tutto grava sul consumatore finale. La luce che il negozio sotto casa tiene accesa di notte contro i ladri la paga chi ci fa la spesa.
Dentro ci sono due voci. La prima, 5 €, secondo Paolo potrebbe venire dall'acquisto di BTP Valore, per cui l'emittente ha pagato una percentuale fissa: il 5 per mille su 1.000 €, oppure il 2,5 per mille su 2.000 €. La seconda, 61 €, sono «commissioni gratuite pagate». Sono gratuite per il cliente, perché si tratta di soldi girati a Directa da terzi per i prodotti che Paolo ha usato.
Ogni voce si apre fino alla singola operazione. Fra le commissioni di intermediazione (dal minuto 16:04) si vede quanto è costata ogni compravendita, le stesse cifre che Paolo si era segnato sul suo foglio Excel. Fra le «commissioni gratuite pagate» (dal minuto 16:58), dove il rendiconto riporta anche il KID, si scopre che per una sola vendita di azioni Directa ha ricevuto 21,55 €, che non sono pochi. Sembra strano, ma Directa riceve soldi quando il cliente fa operazioni. Di solito dice quanto paghiamo noi, non quanto riceve lei. Nel rendiconto di fine anno lo dice.
Intesa Sanpaolo: due portafogli
I prossimi rendiconti li hanno mandati a Paolo alcuni spettatori. Sono oscurati e arrotondati molto alla buona, perché i clienti non siano riconoscibili, e Paolo raccomanda di non rifare i conti: possono esserci errori di arrotondamento.
Il primo portafoglio
- costi connessi ai servizi di investimento e ai servizi accessori: 1.300 €, lo 0,8%;
- pagamenti di terzi ricevuti dall'intermediario: 600 €;
- costi connessi agli strumenti finanziari o ai prodotti di investimento assicurativi: 2.000 €, l'1,2%;
- totale costi: 4.000 €.
I pagamenti di terzi sono i soliti costi che non si vedono ma si pagano, perché vengono tolti dal valore dei fondi. Dipende però dall'emittente, e potrebbero anche essere soldi arrivati dalla borsa.
Il patrimonio non è indicato, forse sta fra 100.000 e 200.000 €. Il rendimento lordo è del 34,1%, circa 55.000 €: un signor rendimento. Al netto dei costi scende al 31,6%, cioè 51.000 €. I costi si sono mangiati 2,5 punti sul rendimento, circa il 7% del rendimento stesso.
Costi sostenuti, ma anche rendimento sostenuto: forse ne è valsa la pena, anche se non sappiamo in cosa fosse investito. Gli oneri fiscali sono solo 390 €, quindi quasi tutto è costo vero e proprio. Guardare questi numeri serve anche a farsi un po' gli affari degli altri, ammette Paolo, ma soprattutto insegna dove guardare e come leggere quello che si trova.
Il secondo portafoglio
Sempre di Intesa, per un portafoglio di circa 60.000 €:
- costi connessi ai servizi di investimento e alla distribuzione assicurativa: 120 €;
- pagamenti di terzi ricevuti dall'intermediario: 510 €;
- costi connessi agli strumenti finanziari: 480 €;
- totale costi: 1.100 €, che il documento indica come l'1,9%.
Il rendimento è del 14,5%, che scende al 12,7% con i costi. Gli oneri fiscali sono solo 100 €: probabilmente chi ha questo portafoglio non vende mai. I costi hanno tolto 1,8 punti sul rendimento, e qui se n'è andato più di un decimo del rendimento.
Paolo insiste sulla differenza fra «sul» e «del». Conta quanti punti i costi tolgono sul rendimento. Calcolare che fetta del rendimento si mangiano non ha senso, perché il rendimento potrebbe anche essere negativo, e i costi si pagano lo stesso. Rispetto al primo portafoglio il taglio è più piccolo, ma anche il rendimento è decisamente più basso. Probabilmente gli strumenti sono molto meno aggressivi.
Fideuram
Il rendiconto di Fideuram ha lo stesso identico schema di quelli di Intesa, forse su indicazione di qualche autorità, immagina Paolo. La giacenza media qui è oscurata del tutto.
- costi connessi ai servizi: 1,1%, tutti per un servizio di consulenza;
- pagamenti di terzi: 1,5%;
- il resto sono costi connessi agli strumenti finanziari;
- totale costi e oneri: 5.000 €, il 3,2%.
Il rendimento lordo sarebbe stato del 12%, quello netto è dell'8,8%. Questo lordo però non è il rendimento che il cliente ha visto. I pagamenti ricevuti da terzi sono già tolti da quello che consideriamo rendimento lordo, quindi forse ha visto un 10,5%. Senza costi sarebbe stato il 12%.
Paolo ha annotato sul rendiconto una differenza di qualche migliaio di euro, lasciati sul piatto, e del resto in costi sono andati 5.000 €. Per lui è un costo decisamente eccessivo, anche se dipende dai prodotti: i fondi costano, e ci sono altre cose che costano. Gli oneri fiscali sono solo 150 €.
Alcuni costi sono inevitabili, perché un po' di soldi all'intermediario vogliamo darli. Altri nemmeno si possono evitare, ma sarebbe bello che tutto fosse trasparente e gravasse direttamente su di noi, senza soldi che girano per altre vie.
Mediolanum
Nel rendiconto di Banca Mediolanum i costi dei servizi sono appena 100 €, irrilevanti, e il documento spiega cosa comprendono: una precisazione che Paolo apprezza. I costi del prodotto, in pratica il TER (spese di sottoscrizione, di gestione e di performance), sono 12.000 €, il 2%.
Poi ci sono i pagamenti che Banca Mediolanum ha ricevuto dagli intermediari produttori in connessione con i prodotti. Anche questi fanno parte del TER, perché gravano sempre sugli emittenti, e si vede che in portafoglio c'erano prodotti assai costosi. In tutto il cliente paga 19.100 €, il 3,1%. Di questi, 12.000 dovrebbe vederli esplicitamente, ma le spese di gestione e le commissioni di performance in realtà non le vede. I pagamenti da terzi, invece, vanno direttamente alla banca. Tolti gli oneri fiscali, lo 0,21%, i costi scendono a circa il 2,9%. Prodotti ben costosi, commenta Paolo.
Ci sono insomma costi che arrivano per vie indirette. Chi si vanta di pagare quasi niente per ogni operazione e di avere un TER dello 0,1% può poi scoprire che all'intermediario vengono girati altri soldi, anche se in teoria dovrebbero essere già compresi nel TER.
Quali costi vale la pena inseguire
Molti costi non si possono evitare, e spaccarli in quattro è inutile. Se un conto corrente costa 50 € l'anno, provare a portarlo a 30 dipende da quanto tempo libero si ha, e onestamente magari non ne vale la pena. Se invece il costo aumenta anno dopo anno la cosa cambia, e a un certo punto Paolo si stufa e se ne va.
Con gli intermediari che vendono investimenti è più complicato, perché accanto ai costi che si vedono ce ne sono altri che non si vedono e che vengono girati per altre vie. Questi documenti ne danno comunque un'idea, e se non si trovano si possono chiedere all'intermediario. Si avrebbe perfino il diritto di chiedere il rendiconto in forma analitica, anche se Paolo non ha mai visto nessuno farlo.