Educati e Finanziati

Cosa succede all'invio dell'ordine

I controlli che un ordine attraversa dal clic fino alla borsa, e dove vengono custoditi i titoli

📌 In sintesi

Cosa imparerai:

  • Quali controlli fanno l'interfaccia e il computer dell'intermediario prima che un ordine parta, dal tick al prezzo limite troppo lontano
  • Perché un ordine con stop loss può comprare e rivendere nello stesso istante
  • Come funzionano gli avvisi MiFID, il target market negativo e le cinque categorie di appropriatezza, e quale avviso blocca davvero
  • Quali controlli rifà la borsa, compreso quello contro chi compra e vende a sé stesso
  • Dove stanno i titoli dei clienti, perché sono protetti e perché la liquidità no

Tempo di lettura: ~18 minuti

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Il video nasce dalla collaborazione con FinecoBank; Paolo non è un agente né un dipendente di Fineco.

Questa lezione segue un ordine dal clic su «compra» o «vendi» fino all'arrivo in borsa, dal lato dell'intermediario. Quello che succede dentro la borsa, che è ancora più complicato, resta fuori. Per conoscere i dettagli Paolo Coletti si è fatto raccontare tutto il flusso dai tecnici di Fineco, quelli che scrivono i programmi e che vengono chiamati a casa quando qualcosa si guasta, in una lezione di due ore. I controlli descritti sono quindi quelli di Fineco, a dicembre 2025, quando è uscito il video.

I controlli del front-end

Quello su cui clicchiamo si chiama front-end, ed è l'interfaccia grafica. Appena clicchiamo, l'interfaccia fa i controlli che farebbe qualunque programmatore degno di questo nome per validare i dati inseriti. Guarda i parametri scritti a mano, di solito i numeri: se abbiamo messo 17 deve esserci scritto 17, non «1 7» con uno spazio in mezzo. È una verifica solo formale.

Il tick

Più interessante è il controllo sul tick. In borsa non si possono mettere ordini con quanti decimali si vuole, e non si può comprare Intesa Sanpaolo a 5,1784326548602. I decimali ammessi sono limitati, e il limite, che si chiama tick, non è uguale per tutti. Se i decimali ammessi sono due il tick è 0,01, e si può mettere un ordine a 17,05 o a 17,06 ma non a un prezzo che sta in mezzo.

Il tick cambia con il mercato, perché ogni mercato ha le sue regole, con il titolo e perfino con il prezzo che mettiamo. Un esempio buttato lì: molti mercati, per un prezzo con due cifre prima della virgola, cioè fra 10 e 99, ammettono due decimali (74,82 va bene), mentre per un prezzo con una sola cifra prima della virgola, come 9, ne ammettono tre.

Una parentesi sulla parola «vale», che si sente usare spesso a sproposito. Quando si dice che un titolo vale tanto, in finanza si intende il prezzo dell'ultimo scambio effettuato. Supponiamo che l'ultimo scambio sia avvenuto a 9,985: una cifra prima della virgola, quindi tick di 0,001. Se vogliamo vendere a 10 e qualcosa, le cifre prima della virgola diventano due e i decimali tornano due, così 10,27 va bene e 10,273 no. Le regole, insomma, non si possono dire in anticipo, perché dipendono dall'ordine stesso. Il front-end di Fineco, come quello degli altri intermediari, le conosce per ogni mercato, titolo e prezzo, e se sbagliamo ci avvisa di togliere qualche decimale.

Da dove viene questa mania? In nessun ambito della finanza si possono usare decimali a piacere, nemmeno nelle criptovalute, dove di solito si consente di tutto. Con decimali liberi (qualcuno potrebbe scrivere pi greco troncato alla milionesima cifra) nascono gli arrotondamenti, e un arrotondamento o distrugge denaro, buttando via piccole frazioni, oppure, peggio, lo crea, se arrotonda per eccesso. Qualche buontempone potrebbe divertirsi a creare denaro dal nulla. In finanza non si lavora con i numeri razionali o reali, ma con numeri che in sostanza sono interi. Hanno la virgola, ma i decimali sono fissati.

I parametri dell'ordine

Il front-end controlla anche i parametri aggiuntivi. Gli ordini al meglio, o al mercato, si eseguono subito: una vendita si abbina alla migliore proposta di acquisto, un acquisto alla migliore proposta di vendita. Gli ordini limitati hanno un limite di prezzo e spesso altre opzioni, come «tutto o niente» ed «esegui e cancella». Qualcuna forse l'abbiamo già vista nella lezione sulla microstruttura dei mercati.

Mettiamo in vendita 100 pezzi a 73, e nel book c'è chi ne compra solo 50. Con «tutto o niente» l'ordine non viene eseguito per niente. Con «esegui e cancella» ne vengono eseguiti 50 e gli altri 50, invece di restare in attesa, vengono cancellati. Non sono opzioni per cassettisti come noi, che investono a lungo termine e non si preoccupano di una piccola variazione. Le usa chi segue strategie di trading, o chi non vuole un ordine pendente, perché mezzo ordine in attesa può essere fastidioso. Paolo ammette che ogni tanto il «tutto o niente» lo tenta: o me lo esegui, o basta, non ci voglio pensare più.

Il front-end verifica che questi parametri abbiano senso per quell'ordine, che siano giusti e che il mercato li accetti. Tutti i suoi controlli, poi, li rifà il back-end, cioè il computer di Fineco che lavora dietro le quinte, perché c'è sempre qualche buontempone con particolari abilità tecniche capace di aggirare quelli della pagina web.

I controlli del back-end

Il back-end fa i lavori grossi, e molti dei suoi controlli sembrano bizzarri. Nemmeno Paolo se li sarebbe immaginati.

Il permesso di operare

Il primo riguarda il permesso di operare su quel mercato, su quel titolo e su quel tipo di titolo. Non dipende dal profilo MiFID, che arriva dopo: è un permesso legale. Chi non ha compilato il questionario MiFID, obbligatorio per legge, non può operare, anche se poi il questionario non vincola. Un cittadino americano non può operare su titoli americani, e il sistema lo blocca anche su Borsa Italiana, appena il titolo è americano. E i dipendenti di Fineco non possono operare sui derivati dalla piattaforma di Fineco.

Il titolo sospeso

Il back-end verifica anche che lo strumento non sia sospeso da Fineco. Se lo sospende il mercato, è il mercato a dircelo. Fineco sospende un titolo soprattutto per motivi tecnici, all'apparenza ovvi. I BTP Italia e i BTP Valore, per esempio, durante l'emissione hanno un codice ISIN e dopo l'emissione se ne usa un altro. Uno può essere convertito nell'altro, ma tecnicamente sono due titoli diversi, e il primo, finita l'emissione, non è più quotabile. Si dirà che a non lasciarlo comprare è già il front-end. È vero, ma chi ce l'ha in portafoglio potrebbe provare a ricomprarlo da lì, e a quel punto scatta la sospensione. Lo stesso vale per i titoli che hanno cessato di esistere, come certi derivati e certi certificati richiamati in autocall o arrivati a barriera.

Paolo ha chiesto anche se Fineco sospende titoli per problemi finanziari, come fanno i mercati, che hanno tutti regole di sospensione, di solito per volatilità eccessiva. Gli hanno risposto che può farlo solo sui titoli emessi da lei, come certi suoi certificati, e su quelli, in certi casi, può sospenderli, tipicamente quando la volatilità è eccessiva, segno che il mercato è turbolento o poco liquido.

Soldi, titoli e margine

Il controllo successivo è che ci siano i soldi, se compriamo, o il titolo, se vendiamo. Fa eccezione chi ha il permesso di operare a margine, cosa poco consigliabile per chi ha bisogno di Educati e Finanziati perché è un modo per farsi malissimo; in quel caso si controlla che il margine basti. Chi vende un'opzione call senza averla comprata prima deve avere il titolo sottostante, e anche questo viene verificato.

A mercato aperto il controllo sui soldi è tranquillo, a mercato chiuso molto meno. Mandiamo un ordine di acquisto al meglio per qualcosa che costa circa 4.000 €, con 4.500 € sul conto, e Fineco ce lo lascia fare. Se all'apertura quel titolo schizza in alto e lo paghiamo 5.000 €, abbiamo un problema. Così, sugli acquisti al meglio, cioè senza prezzo limite, Fineco si tiene un margine di sicurezza del 10%, soprattutto a mercato chiuso ma anche a mercato aperto: per un acquisto da 4.000 € pretende che sul conto, o sul margine, ce ne siano 4.400.

Quando vendiamo, infine, il back-end controlla che il titolo non sia impegnato, a copertura di una call venduta oppure dato in pegno per un finanziamento. Il prestito titoli è un'altra cosa. Con il prestito titoli di Fineco si vende in qualunque momento, perché il prestito viene sospeso e il titolo recuperato.

Il prezzo limite troppo lontano

A Paolo capita abbastanza spesso di scontrarsi con il controllo sul prezzo limite, che non può essere troppo distante dall'ultimo scambio. Se l'ultimo scambio è a 70 e mettiamo un acquisto a 10, pensando «magari crolla tutto», l'ordine non passa. Lo rifiuterebbe comunque il mercato, che si arrabbia parecchio con l'intermediario che gli manda ordini sballati da rigettare, e allora conviene fermarlo prima. L'ordine supera il front-end e dopo qualche frazione di secondo il back-end lo rigetta.

Stop loss e take profit

Un controllo strano riguarda stop loss e take profit, tecniche dei trader usate anche da investitori a più lungo termine che, secondo Paolo, stanno scivolando pesantemente verso il trading. Mettiamo un ordine di acquisto a 100 e chiediamo di vendere se il prezzo di mercato scende a 90, per limitare le perdite (lo stop loss), o se sale a 120 (il take profit).

Messi in un certo modo, stop loss e take profit scattano subito, in un circuito chiuso. Mentre battiamo sulla tastiera l'acquisto a 100 con stop loss a 90, il prezzo si sposta e tutta la forchetta fra domanda e offerta scende, diciamo, a 60. L'acquisto a 100 viene eseguito a 60, e il nostro stesso acquisto fa scattare lo stop loss a 90: compriamo a 60 e rivendiamo a 60. È un cortocircuito, e il back-end lo controlla. A mercati chiusi è un gran casotto, perché non si sa quanto si sposterà il mercato alla riapertura.

Fineco gestisce da sé stop loss e take profit su tutti i mercati tranne i derivati. Per lei un ordine con stop loss e take profit sono tre ordini distinti. Il secondo e il terzo esistono solo se il primo viene eseguito, e in quel caso vengono inseriti automaticamente. Sui derivati invece l'ordine è uno solo, impacchettato, e stop loss e take profit li gestisce il mercato.

I controlli obbligatori per legge

Altri controlli sembrano bizzarri ma sono obbligatori per legge. Lo strumento deve avere il KID, pubblicato sul sito e aggiornato, e se il KID scade un titolo può diventare all'improvviso non acquistabile. La nostra MiFID deve essere aggiornata: se è scaduta da un certo numero di giorni, e abbiamo ignorato le email che ce lo ricordavano, non si opera. Le persone giuridiche, infine, devono avere il codice LEI, che le identifica sui mercati finanziari. Sembra un'invenzione bellissima, ma senza nessun motivo costa come minimo 100-150 € (a dicembre 2025, quando è uscito il video). Paolo lo sa perché ha dovuto richiederlo per un'associazione di volontariato che si occupa di gatti.

I controlli MiFID

Arriva poi il controllo sul questionario MiFID, che devono compilare tutti gli investitori non professionali. Quelli dichiarati professionali non hanno certe incombenze ma perdono i diritti del consumatore, mentre i non professionali sono considerati consumatori, e quindi soggetti da proteggere. Il questionario valuta conoscenze finanziarie, capacità, obiettivi, patrimonio, capacità di sopportare le perdite e altro ancora. Paolo lo compila nel video della lezione su come aprire un conto con Fineco.

Com'era il questionario e com'è oggi

Paolo ha visto i primissimi questionari MiFID, quando per operare in borsa si passava per forza da un promotore. Quando il promotore gli propone il questionario, Paolo chiede cosa succede se dichiara di non conoscere le azioni. Risposta: non gliele avrebbe fatte comprare. E se non risponde? C'era la casella «non voglio rispondere», e barrandola si poteva comprare di tutto. Per i primi tre o quattro questionari Paolo ha barrato quella. Poi qualcuno, probabilmente, se n'è accorto, e «non voglio rispondere» è diventato come dire «non capisco niente». Da allora anche Paolo lo compila.

Per gran parte della sua storia il questionario non ha avuto domande tecniche. Chiedeva se ci si intendeva di uno strumento, e si rispondeva sì, no o poco. Oggi è un vero interrogatorio, in cui ogni tanto sbaglia anche Paolo. L'intelligenza artificiale va usata per studiare prima, non per rispondere al posto nostro. Per questo, secondo Paolo, bisogna trovare un nuovo sistema per fare il questionario, perché si può aggirare illegalmente.

Avvisi, non divieti

Il questionario è a nostra protezione e non vincola. Se ne risulta che non capiamo niente di obbligazioni, la banca deve avvisarci che stiamo comprando un prodotto che non capiamo e chiederci se siamo sicuri. Se diciamo di sì, magari perché ce l'ha consigliato un consulente finanziario autonomo che ci segue, possiamo comprarlo comunque. Compilarlo è obbligatorio, ma il questionario non blocca: fa partire degli avvisi.

Dal minuto 24:17 Paolo lo fa vedere sul sito di Fineco, con il portafoglio di prova di cinque ETF pensato per tenere bassa la volatilità. In sei mesi segna un +9,75%, ma un portafoglio non si giudica così, va almeno confrontato con il mercato, che in quei mesi probabilmente ha fatto di più. Premendo «Ordina» sull'ETF sul Giappone, gli avvisi MiFID compaiono sotto la maschera dell'ordine. A Paolo non ne compare nessuno, perché ha dichiarato di conoscere alla perfezione tutto il mondo finanziario. Quando compaiono, si leggono e poi si conferma che va bene lo stesso.

Il target market negativo

Fra gli avvisi possono comparire il riepilogo dei costi e il disclaimer di target market negativo, che Paolo si è fatto mostrare dai tecnici. Vuol dire che lo strumento non è coerente con il nostro profilo MiFID, per motivi che possono essere tanti. Possiamo essere clienti retail davanti a un prodotto per la clientela professionale (il front-end non dovrebbe nemmeno mostrarlo, ma magari lo abbiamo aggirato). Oppure lo strumento non è coerente con la conoscenza e l'esperienza dichiarate, o con la capacità di sopportare le perdite: chi ha dichiarato di non sopportare perdite oltre il 10%, giustamente, riceve l'avviso anche su un ETF azionario. La tolleranza al rischio è un'altra cosa ancora, e riguarda le oscillazioni dello strumento. Contano anche le finalità di investimento, perché chi dichiara di investire a un anno non dovrebbe comprare strumenti bloccati magari per cinque, e l'orizzonte temporale: con sei mesi dichiarati, ovviamente, l'avviso scatta sulle azioni.

Le istruzioni di Fineco, a schermo dal minuto 26:50, dicono che la banca deve individuare il target market negativo e riportano tutti questi criteri. In più ci sono le preferenze di sostenibilità, che Paolo considera inutili, anche se qualcuno le vuole, e sono elencati nel dettaglio altri controlli bloccanti.

L'appropriatezza e le cinque categorie

Il controllo di appropriatezza divide tutti gli strumenti finanziari in cinque categorie, in ordine di rischio crescente:

  1. titoli di Stato;
  2. azioni, ETF e obbligazioni corporate semplici;
  3. certificati a capitale protetto;
  4. certificati a capitale parzialmente protetto e obbligazioni con caratteristiche bizzarre, per esempio con la call. Per questo il famoso BTP Più era finito in categoria 4, pur essendo un normale titolo di Stato;
  5. derivati, ETC ed ETN.

ETC ed ETN finiscono con i derivati perché molti ETC operano tramite derivati. Sono di fatto panieri di derivati, molto più stabili di un derivato singolo, ma sono finiti lì.

Anche i clienti stanno in una delle cinque categorie. Se il cliente è in una categoria più bassa dello strumento che compra, arriva l'avvertenza di appropriatezza, che è bloccante solo per i derivati: chi non è in categoria 5 non può comprarli, per sicurezza. Chi vuole comprare ETC o ETN, che in molti casi sono molto più tranquilli di un vero derivato, deve quindi farsi abilitare, rispondendo nel questionario MiFID anche alle domande sui derivati per passare in categoria 5.

Gli avvisi particolari

Ci sono anche avvisi più strani. Comprare o vendere il titolo Fineco su Fineco fa scattare un avviso di conflitto di interessi. Altri avvisi riguardano caratteristiche dello strumento. I titoli delle banche, per esempio, sono soggetti al bail-in: lo Stato potrebbe intervenire, buttare fuori gli azionisti, fare una pernacchia ai creditori e salvare la banca.

Di nuovo tutto da capo

Finiti i controlli MiFID è passato circa un decimo di secondo, e tutti i controlli precedenti vengono rifatti, perché il mercato può essersi spostato. E se è comparso un avviso e ci siamo fermati a leggere il KID e l'avvertenza, possono essere passati anche dieci minuti.

I controlli a mercato

A questo punto l'ordine va al mercato. Anzi no, fermi tutti, perché l'ordine non può essere doppio. C'è gente che, come Paolo, ha imparato a usare il computer con Windows 3.1 e fa doppio clic su tutto. Il front-end non dovrebbe permetterlo, ma con un doppio clic potrebbero partire due ordini identici dalla stessa interfaccia. L'ordine porta un'etichetta che permette di riconoscerli, e ne parte uno solo. Anche questo si controlla perché è successo. E vale per tutti i controlli visti finora: se esistono, probabilmente quelle cose sono successe.

L'ordine in coda

L'ordine entra in una coda e va al mercato in ordine di arrivo, perché la sequenza può contare. A mercato aperto il passaggio è quasi istantaneo e l'ordine finisce nel book, o viene eseguito se è al meglio. A mercato chiuso l'ordine lo tiene Fineco, e lì la coda conta davvero. All'apertura c'è l'asta, e non tutti gli ordini vengono eseguiti, nemmeno a parità di prezzo, perché dall'altra parte l'offerta può non bastare. Gli ordini partono quindi in rigoroso ordine cronologico.

Fineco non permette di collegarsi direttamente al mercato. Lo chiedono alcuni trader, di solito algoritmici o quantitativi, che fanno trading con il computer e ragionano sui millisecondi. Il collegamento diretto è costosissimo, e Fineco non ha abbastanza clienti interessati da giustificare un costo esorbitante per ciascuno, che finirebbe sul cliente, come magari succede sulle piattaforme per il trading spinto. Così è Fineco a raccogliere gli ordini e a mandarli al mercato.

Per gli amanti dei dettagli tecnici, i protocolli per farlo sono sostanzialmente due. Il FIX 4.2 è uno standard, un po' lento perché manda le informazioni senza comprimerle, e lo usano di solito i mercati meno importanti, come la borsa di Lisbona. Il Simple Binary Encoding (SBE), come dice il nome, comprime le informazioni in forma binaria, e lo usa Borsa Italiana, il mercato principale per Fineco.

I controlli della borsa

Il mercato rifà tutti i controlli precedenti, perché riceve migliaia se non milioni di operazioni al secondo, e se cominciano ad arrivarne di sballate è meglio accorgersene. Salta ovviamente quelli sulla MiFID e sul cliente, ma rifà quelli formali, quello sull'intervallo di prezzo, quello sul prezzo limite troppo lontano e così via. E ne aggiunge altri. Il controvalore non deve essere eccessivo, dove eccessivo vuol dire decine di milioni di euro.

Un altro, che Paolo non avrebbe mai immaginato, è il self match. Impedisce di mettere un ordine di acquisto e uno di vendita sullo stesso titolo allo stesso prezzo, cioè di suonarsela e cantarsela da soli. Chi lo facesse pagherebbe le commissioni, ma su certi mercati potrebbe spostare l'ultimo prezzo. Nel mondo finanziario il valore non esiste, esiste l'ultimo scambio effettuato. Con uno scambio fittizio con sé stessi quel prezzo si sposta, e qualcuno magari commenta che il titolo sta salendo, quando c'è una persona sola che se l'è comprato e venduto da sé.

A ogni cliente Fineco è associato per questo un identificativo, diverso dal codice fiscale, e se la borsa vede lo stesso cliente con un acquisto e una vendita uguali non li esegue. Con due intermediari diversi il controllo si aggira benissimo, ma allora le cose si spostano davvero. Per vendere sul secondo intermediario il titolo bisogna averlo lì, e i soldi passano dall'uno all'altro, tanto che può diventare un'operazione con un senso finanziario.

Su Borsa Italiana, raccontano i tecnici, le IPO (le offerte pubbliche iniziali, quando un'azienda nuova si quota) hanno ormai per forza il codice fiscale del cliente, perché in certe IPO alcune persone, come i dipendenti dell'azienda, hanno privilegi in più. Nelle IPO non si vende, quindi il self match non è un problema, ma lì si è identificati.

A quel punto l'ordine è in borsa. Entra nel book, dove le offerte di acquisto e di vendita sono ordinate per prezzo, e viene eseguito. I dettagli tecnici di quello che succede in borsa restano fuori da questa lezione.

Quando qualcosa va storto

Paolo ha chiesto ai tecnici cosa succede se c'è un baco. Oltre ai controlli visti ce ne sono altri automatici: alcuni statistici, che cercano discrepanze, altri più fini, magari non bloccanti, che accendono un allarme su cui interviene una persona, e così un errore non capita praticamente mai. Gli errori importanti sono uno o due all'anno, e per loro importante vuol dire un errore che impedisce di eseguire l'ordine. Paolo, che usa tante altre banche, racconta che con altri intermediari gli capita regolarmente di mandare un ordine e sentirsi dire che il titolo non esiste. Un baco che una o due volte l'anno blocca un'esecuzione, e che non manda mai ordini a caso, per lui è minorissimo. Se dovesse succedere, Fineco compensa di sua iniziativa il cliente per la perdita di denaro, o gli dà il titolo che non ha potuto comprare. E i tecnici, in quei casi, vengono chiamati a casa senza pietà.

La riconciliazione della sera

La sera il mercato si riconcilia, durante la chiusura, che può essere molto lunga o di mezz'ora appena. Certi mercati chiudono solo dalle 23:30 alle 24, altri hanno orari molto più corti. Fineco non ha mercati aperti 24 ore su 24, tipici delle criptovalute, dove la riconciliazione non si sa nemmeno cosa sia. La borsa manda un file con tutte le transazioni e una procedura automatica controlla che corrispondano a quelle dell'intermediario. Se c'è una discrepanza, interviene subito una persona a controllare a mano.

Tutto questo, se l'ordine non ha problemi particolari, avviene in qualche centesimo di secondo, e lo si vede mandando un ordine: si clicca, ed è già al mercato. Ci vuole una struttura molto efficiente.

Dove sono custoditi i titoli

Gli ordini li gestisce il mercato, ma i titoli, cioè il foglio con scritto «azione della banca tal dei tali», chi li tiene? Per la borsa di Milano se ne occupa Monte Titoli, che oggi ha preso il nome più moderno di Euronext Securities Milan.

Lì Fineco ha un conto omnibus, su cui è scritto che il conto è di proprietà dei clienti. Per Paolo è molto importante che il conto dei clienti sia separato: lo fanno tutti gli intermediari seri, o almeno lui spera tutti, e si chiama segregazione dei conti. Sul conto omnibus ci sono i titoli dei clienti, non i soldi. Se succedesse qualcosa alla banca, quel conto è dei clienti e non della banca, e quindi è intoccabile.

Euronext Securities Milan fa da custode e anche da cassa di compensazione e garanzia. Se Paolo vende 10 azioni di un'azienda e un altro cliente Fineco ne compra 5, non serve spostare tutte e 10 le azioni dal conto omnibus di Fineco a quello della controparte vera, magari un investitore estero, e poi rifare il giro al contrario. Cinque passano direttamente all'altro cliente e si sposta solo il resto. È la compensazione, il netting, che si fa a fine giornata su tutti i giri che restano dentro lo stesso intermediario. La garanzia vuol dire che controlla che i soldi degli acquisti ci siano, rivalendosi sugli intermediari se mancano, e che tutto venga spostato correttamente. È la parte pratica, che un tempo era uno scambio fisico di pezzi di carta e oggi è uno scambio di dati.

C'è chi si chiede se si possa avere un conto personale, con scritto «Paolo Coletti», direttamente presso Euronext Securities Milan. Si può, ma costa uno sfacelo, e Paolo non ha nemmeno osato chiedere quanto. Il conto omnibus protegge già: se succede qualcosa all'intermediario, vengono toccati i suoi titoli, non quelli dei clienti.

I soldi non stanno sul conto omnibus

La liquidità invece su un conto omnibus non ci sta mai. Una norma del codice civile dice espressamente che il denaro dato alle banche diventa di proprietà della banca, quindi anche se sul conto c'è scritto «Paolo Coletti» quei soldi sono della banca. Ecco perché esiste il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che garantisce fino a 100.000 €: se succede qualcosa alla banca siamo coperti fino a quella cifra, e sopra niente. Con le società di intermediazione mobiliare la garanzia arriva a 20.000 €, a meno che la società non aderisca a un fondo con una garanzia maggiore. Sono le cifre di dicembre 2025, quando è uscito il video.

Meglio quindi non lasciare cifre esorbitanti in liquidità, perché la liquidità non ha un conto omnibus e i titoli sì.

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