Educati e Finanziati
Primo pilastro: Liquidità

Aprire un conto corrente con Fineco - Esempio pratico

Guida pratica all'apertura di un conto corrente con Fineco

📌 In sintesi

Cosa imparerai:

  • Cosa controllare prima di aprire un conto corrente, e quanto costavano il conto e il conto titoli Fineco a febbraio 2025
  • Come si apre il conto online, dalla foto del documento al questionario MiFID, e perché scegliere il regime amministrato
  • A cosa servono PIN dispositivo, SMS PIN, mobile code e password vocale
  • Come trasferire su Fineco un vecchio conto e chiuderlo con la portabilità
  • Come abilitare i mercati, fare un acquisto di prova e pagare con la carta da Google Wallet prima che arrivi a casa

Tempo di lettura: ~25 minuti

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Il video di questa lezione è sponsorizzato: FinecoBank ha pagato la società che gestisce il canale di Paolo Coletti per realizzarlo. Paolo non è un agente né un dipendente di Fineco.

Questa lezione accompagna quella sul conto corrente con un esempio pratico: l'apertura di un conto Fineco, passaggio per passaggio. Paolo Coletti il conto lo apre davvero, e per la prima volta. Ha iniziato a investire nel 1999, l'anno in cui Fineco è nata nella forma attuale, e in 25 anni non ci aveva mai aperto un conto. Adesso diventa il suo conto principale, quello su cui arriva lo stipendio.

Seguire tutti i passaggi può sembrare noioso, ma serve proprio a questo: chi si blocca in un punto va a vedere come si fa. Aprire un conto online è più macchinoso di quanto si immagini, perché la banca deve riconoscerci. Un tempo, anche per un conto online, bisognava passare allo sportello, oppure andare in un'altra banca a fare un bonifico con il riconoscimento.

Strada facendo vedremo le funzioni del conto man mano che si attivano, la carta di debito, il conto titoli e il trasferimento di un vecchio conto. Quest'ultimo lo permette la legge Bersani, la stessa della surroga del mutuo e dell'addio ai costi di ricarica dei cellulari. Si dà a Fineco l'IBAN del conto di un'altra banca, e Fineco lo chiude, ne prende la liquidità e si fa carico degli eventuali pagamenti automatici.

Condizioni e costi del conto corrente

Anche se lo youtuber preferito giura che un certo conto è il migliore del mondo, le condizioni vanno controllate. Lo youtuber tende a sbagliarsi, e soprattutto le condizioni cambiano nel tempo, tanto che un video di due anni fa chissà cosa dice. Si va quindi direttamente sul sito della banca. Vale anche per questa lezione: i costi che seguono sono quelli del sito di Fineco a febbraio 2025, quando è uscito il video.

Le cose da controllare sono tre.

  1. Che sia un conto corrente vero, con tutti i servizi di un conto corrente. I bonifici ci sono sempre, ma a volte manca l'F24, il modello per pagare le tasse. Prima o poi capita a tutti di farne uno, e con il conto è molto più comodo. Lo stesso per gli addebiti diretti. Molti li appoggiano alla carta di credito, ma a volte non si può e serve il conto corrente.
  2. I costi fissi.
  3. I costi variabili, per esempio un servizio che si paga a ogni operazione, di solito molto antipatico.

Fineco è una banca italiana, quindi non dà fastidi fiscali: se ci sono tasse da pagare, fa tutto lei.

Il canone

Dal menu Banking si arriva al conto Fineco e ai suoi costi (dal minuto 6:30). A febbraio 2025 il canone era gratuito per i primi 12 mesi, e il regolamento vieta di chiudere e riaprire il conto per ricominciare. Fino a 30 anni era tutto a zero. Dopo i primi 12 mesi il canone era di 4 € al mese, azzerabili con l'accredito dello stipendio o della pensione, con quattro ordini eseguiti al mese, con il credit Lombard, il risparmio gestito o il fondo pensione di Fineco. Paolo i 30 anni li ha passati, e azzera il canone con lo stipendio.

Il conto si può comunque chiudere in qualsiasi momento, sempre grazie alla legge Bersani. Prima di quella legge, ricorda Paolo, le banche mettevano costi di chiusura che arrivavano anche a 100 €.

I servizi gratuiti

A febbraio 2025 erano gratuiti i bonifici, tranne quelli verso Svizzera e Principato di Monaco, e i prelievi di almeno 100 € agli sportelli di altre banche, che certe banche con le filiali fanno ancora pagare. Con il maxi prelievo si ritiravano fino a 3.000 € in un giorno agli sportelli evoluti di UniCredit, con cui probabilmente Fineco ha un accordo. Torna comodo in un paese dove si usano ancora molto i contanti, come la Germania, dove certi locali le carte non le accettano.

Erano gratuiti anche i versamenti di contanti e assegni, la ricarica telefonica, il libretto degli assegni, l'F24, il trasferimento di titoli e fondi da altre banche e la custodia dei titoli, che compare in sordina ma non è scontato che sia gratis. E gli addebiti diretti SDD, cioè le bollette addebitate sul conto, che servono perché non tutti i fornitori accettano la carta di credito: a Paolo ne capitano diversi.

Le carte

Delle carte parleremo nella lezione dedicata, qui basta l'essenziale. La carta di debito è quella che molti chiamano bancomat, la carta di credito quella che chiamano Visa o Mastercard. In realtà anche le carte di debito nuove sono Visa o Mastercard, e quasi nessuna si chiama più bancomat. La differenza essenziale è che con la carta di debito si paga subito, quindi i soldi devono essere sul conto, mentre con quella di credito si paga di solito a metà del mese successivo.

Per Paolo la carta di credito serve solo in due casi. Il primo è il noleggio dell'auto: certi noleggiatori senza carta di credito non danno la macchina, oppure accettano quella di debito ma bloccano per un po' 1.000 o 2.000 € sul conto. Il secondo è come riserva di liquidità in emergenza. Chi ne ha già un'altra non ne ha bisogno. Anche la carta di debito può essere quella di un'altra banca, e si decide se prenderla o no.

Nel complesso, nei primi 12 mesi il conto costa 10 o 20 € a seconda della carta scelta, più la spedizione. La carta multifunzione, credito e debito insieme, Paolo l'ha avuta e la sconsiglia. Al momento di pagare certi esercenti chiedono se usarla come credito o come debito, altri la differenza non la conoscono e decidono loro, magari nel modo che non volevamo. Costa poi più o meno quanto le due carte separate, e tanto vale farsele mandare tutte e due.

Costi del conto titoli

Nella pagina delle commissioni (dal minuto 12:00) ci sono due conti titoli, il conto base e il conto trading.

Il conto trading è forse il più conveniente per la maggior parte di chi segue il corso, perché ha una commissione variabile. Sull'Italia, dove si comprerà quasi tutto (al massimo si va in Europa), a febbraio 2025 la commissione era dello 0,19%, con un minimo di 2,95 € e un massimo di 19 €. Per trovare la soglia sotto cui si paga il minimo, molti proverebbero con 1.000 € e vedrebbero che il minimo è più alto. Il trucco è dividere il minimo per la percentuale:

2,950,0019≈1.553\frac{2{,}95}{0{,}0019} \approx 1.553

Sotto i 1.550 € circa di acquisto si pagano 2,95 € fissi, sopra si paga la percentuale. Allo stesso modo si trova il punto in cui scatta il tetto:

190,0019=10.000\frac{19}{0{,}0019} = 10.000

Da 10.000 € in su si pagano sempre 19 €, anche per comprare milioni di euro dello stesso ETF. Paolo, che è un fan delle obbligazioni, va a vedere anche le note a piè di pagina. Riguardano le obbligazioni di alcune piazze estere e non interessano, perché Borsa Italiana ne ha una scelta da fare invidia alle altre.

L'alternativa è il conto base, che si apre insieme al conto corrente. Nei primi due mesi, a quanto legge, ha una commissione fissa di 9,95 €. Confrontandola con l'altro conto:

9,950,0019≈5.237\frac{9{,}95}{0{,}0019} \approx 5.237

il conto base conviene per acquisti da circa 5.240 € in su, e molti comprano in piccolo. Dopo i primi due mesi la commissione dipende da quanti ordini si fanno al mese. Per un piccolo investitore che compra poco, come Paolo consiglia di fare, sono 19 € fissi, e il conto base non conviene.

Apertura del conto

Dal sito di Fineco si preme «Apri il conto» (dal minuto 15:05) e si scelgono i servizi. «Conto e carte» apre il conto corrente e insieme il conto titoli base, quello con le commissioni fisse. «Trading» è il conto titoli con le commissioni variabili, e si può aprire anche da solo, senza conto corrente. A febbraio 2025 i primi 12 mesi di canone erano gratuiti.

Poi si sceglie a chi intestare il conto. Paolo non vede motivi per avere un conto cointestato, se non per dividere le spese fra persone che hanno già un conto a testa. Avere solo un conto cointestato, come ha spiegato in un'altra lezione, vuol dire cercarsi rogne. Lui lo intesta solo a sé.

Servono la residenza in Italia, la maggiore età, un documento di riconoscimento e uno smartphone. Poi il sito chiede:

  1. se si è una persona politicamente esposta o si hanno rapporti con paesi a rischio;
  2. nome, cognome, indirizzo e cellulare;
  3. i consensi per finalità commerciali e di profilazione, che si possono tranquillamente negare (Paolo dice no, chi vuole le offerte speciali può dire sì);
  4. il codice di verifica arrivato via SMS;
  5. la conferma dell'email, con il pulsante «conferma» nel messaggio ricevuto, dopo la quale si torna alla scheda del browser dove si stava compilando;
  6. le cittadinanze. Chi non ne ha altre deve selezionare «nessuna», altrimenti non si va avanti;
  7. se associarsi a un consulente finanziario Fineco, cosa facoltativa. Paolo ne conosce diversi e, per non fare preferenze, non ne sceglie nessuno.

Fineco lascia fare tutto anche dal cellulare, ma per queste operazioni il consiglio è di usare il computer.

Riconoscimento da cellulare

Qui arriva una procedura abbastanza tipica, un po' rognosetta per chi è di vecchio stampo: un'email da aprire per forza dal cellulare, perché lì ci sono le istruzioni per fotografare il documento.

La prima email che arriva sul telefono serve però a riprendere la compilazione. Per farsi mandare quella giusta c'è un link sulla pagina del computer, basta scorrere un po' in giù (dal minuto 20:00). Nell'email arrivata sul telefono si preme «Scatta foto», per fotografare il documento e farsi un selfie. Dal cellulare si rientra nella compilazione con il numero di telefono e un nuovo codice di verifica. È una banca, deve accertarsi che siamo noi.

Documento e selfie

Vanno bene la carta d'identità elettronica, la patente o il passaporto. Si fotografano fronte e retro, con il documento centrato su uno sfondo scuro, dopo aver autorizzato il sito a usare la fotocamera (su Android compare un avviso, su iPhone chissà).

Con la luce artificiale è facile avere riflessi, e dopo un minuto di tentativi il sistema rinuncia e chiede se riprovare con la cattura automatica o passare a quella manuale. Paolo ha risolto con una luce in più di lato. Per il retro, poi, il telefono continua a chiedere di avvicinarsi, ma in realtà scatta prima. Conviene fare qualche prova e, alla peggio, usare lo scatto manuale, tanto poi un addetto di Fineco controlla a mano.

Caricati i documenti arriva la parte più difficile, il selfie. Poi si torna al computer.

Dati, residenza e scelte del conto

Sul computer compaiono i dati letti dal documento, da controllare uno per uno, codice fiscale compreso. A Paolo il sistema aveva letto «Oletti» invece di «Coletti», probabilmente perché sul documento il cognome è scritto piccolo. Per fortuna i campi erano ancora modificabili.

Seguono:

  1. residenza anagrafica e domicilio. Se sono diversi, Fineco chiede la copia di una bolletta intestata al titolare;
  2. la residenza fiscale, cioè dove si pagano le tasse;
  3. la carta, che può essere multifunzione, di credito, di debito, oppure nessuna. Paolo sceglie la carta di debito;
  4. il servizio multicurrency, per investire in valuta estera, cambiare valuta in tempo reale e fare e ricevere bonifici in valuta locale. Fineco è una delle poche banche che lasciano tenere valute. Paolo userebbe il dollaro una volta ogni tre anni, la sterlina una volta ogni due e il franco svizzero mai, e lo lascia non attivo;
  5. il regime fiscale per le plusvalenze.

Sull'ultimo punto Paolo insiste, è importantissimo: non scegliere il regime amministrato è una follia. Con l'altro regime i calcoli tocca farli a noi, e hanno una discreta complicazione. Con un intermediario italiano i quadri RM e RW li prepara in sostanza l'intermediario e a noi resta il quadro RT, il più facile, ma in certi casi i calcoli sono notevoli anche per Paolo, che ogni tanto getta la spugna. Il regime amministrato, detto onestamente, è il motivo principale per scegliere Fineco. La tassazione la vedremo nella lezione dedicata.

Codice utente, password e PIN dispositivo

Per gli ultimi passi si entra con il codice utente, arrivato via email, e il codice di attivazione, arrivato via SMS. Il codice di attivazione dura 9 giorni: un tempo ampio, ma non mesi.

Il codice utente va segnato, e si spera che ognuno abbia un posto dove tenere le password. I sistemi più moderni sono app che cifrano il file delle password, così bisogna ricordarne una sola, quella per decifrarlo. Altri usano metodi più rocamboleschi, come il quadernino. Il browser propone di salvare la password, e c'è chi dice che sia pericoloso. Paolo la salva.

Al primo accesso Fineco chiede di cambiare password. A febbraio 2025 la regola parlava di otto caratteri con almeno un numero, e l'assistenza di Fineco ha precisato a Paolo che devono essere esattamente otto.

Subito dopo si sceglie il PIN dispositivo, di otto cifre. Nel conto si entra con codice utente e password, ma se qualcuno li ruba, senza il PIN dispositivo non può fare bonifici o altre operazioni importanti. Non va usata la data di nascita, la prima cosa che si prova, e nemmeno 12345678 o 87654321. Anche il PIN va segnato, meglio in un posto diverso dal quadernino delle password lasciato sul tavolo, e per piacere non su un post-it.

Le domande su di noi

A questo punto Fineco propone anche la password vocale, per contattare l'assistenza, rigenerare la password web o cambiare il numero di cellulare con la propria voce. La banca telefona e si risponde a voce. A Paolo l'idea piace e la attiva, e la telefonata arriverà più tardi.

Seguono le domande su di noi: a cosa servirà il conto, la casa in cui si abita, la professione e dove la si svolge, le aree geografiche con cui si hanno rapporti, il tipo di contratto, il reddito annuo, l'origine del patrimonio.

Sul reddito non bisogna mentire per paura che arrivi la Finanza a casa. Chi dichiara la fascia da 0 a 9.000 € e poi comincia a ricevere stipendi molto più alti si vede bloccare il conto, e giustamente. Paolo sospetta che molti problemi con i conti nascano proprio qui. Nel dubbio, meglio la fascia sopra.

Seguono altre dichiarazioni:

  • se si è una persona politicamente esposta, cioè con una carica pubblica;
  • se si è un soggetto apicale, con cariche in società, associazioni o fondazioni, soprattutto di stati extracomunitari;
  • se si hanno partecipazioni o incarichi in società di certi settori. Paolo ha azioni di tutti quei settori, ma immagina che si intendano partecipazioni rilevanti e risponde no;
  • che il titolare e gli eventuali cointestatari non sono US person. Qui bisogna fare attenzione, anche se la domanda sembra ridicola.

Resta l'interesse per i derivati: future, opzioni, certificati, CFD, ETC ed ETN. A Paolo interessano solo gli ETC e forse i certificati, quindi risponde sì. Peccato che siano tutti insieme, perché a chi non è davvero abile Paolo sconsiglia future, opzioni e CFD, con cui si possono bruciare tanti soldi. Accettate le condizioni economiche, si passa al questionario MiFID.

Questionario MiFID

Il questionario MiFID è obbligatorio anche nelle banche con le filiali, e serve a evitare che si investa in porcherie. Chi per ora vuole solo il conto corrente e non pensa di investire può saltarlo e farlo più avanti dal profilo personale. Paolo lo compila subito, per non dividere il video in due.

Si parte dal titolo di studio, dalla professione e da quanto spesso ci si tiene aggiornati sui mercati. Paolo è laureato in matematica, che fra le lauree elencate non c'è, e deve indicare un'altra voce. Il consiglio è di non mentire, a meno che, come nel suo caso, la voce giusta manchi.

Poi vengono le domande sulla conoscenza degli strumenti, a cominciare dal legame fra rendimento e rischio. Paolo non mostra le sue risposte, perché chi le copiasse finirebbe con un questionario non adatto a sé. Chi ha seguito tutto Educati e Finanziati sa rispondere a ogni domanda. Chi è arrivato alla terza o quarta lezione dovrebbe saper rispondere alla prima ma non alle successive, e il questionario può farlo quando deciderà di investire.

Il resto riguarda la situazione patrimoniale e la propensione al rischio: famiglia a carico, entrate mensili, impegni mensili con altri intermediari (Paolo pensa che si intendano i mutui), altre uscite ricorrenti, patrimonio, debiti, orizzonte temporale, reazione a un forte calo del portafoglio, finalità dell'investimento, interesse per i temi ESG.

Anche qui non si mente. Chi dichiara entrate fino a 1.000 € al mese e poi riceve stipendi da 6.000 € non si stupisca se gli sospendono il conto. Il patrimonio mobiliare con gli immobili non c'entra, sono i titoli finanziari presso altri intermediari, e conviene non nasconderlo: se poi si trasferiscono titoli per milioni, il conto può finire sospeso per accertamenti. Il patrimonio immobiliare sono invece gli edifici. Come orizzonte temporale Paolo metterebbe infinito, ma l'opzione più lunga è 60 mesi. Sul calo del portafoglio ognuno risponde con la propria propensione al rischio.

Alla fine Fineco ripropone i consensi commerciali negati all'inizio, e si può dire di nuovo no.

Se tutto questo sembra lungo, è perché un conto corrente è una cosa seria, tanto più con un conto titoli presso una banca italiana. Per Paolo è un segno di serietà: la banca chiede i dettagli perché non vuole che investiamo in strumenti non adatti a noi.

Password vocale

Nel video la telefonata arriva a metà questionario. Una voce registrata del servizio clienti spiega che serve ad attivare la password vocale, e chiede di digitare il PIN dispositivo per registrare l'impronta vocale, oppure zero per annullare. Poi si ripete una frase tre volte. Da quel momento, per farsi riconoscere dal servizio clienti, basta pronunciarla.

Paolo in questo campo ha fatto ricerca per sette anni, e spiega il perché delle tre ripetizioni. Il segnale acustico viene campionato e spezzettato, se ne estraggono i parametri (per gli ingegneri, si calcola la FFT) e si fa la media delle ripetizioni, per non prendere per buono un segnale falsato. Lui l'avrebbe ripetuta volentieri anche dieci volte, per stare più sicuro.

Finalizzazione del conto

Nella personalizzazione del conto (dal minuto 42:55) Fineco propone di chiedere a InfoCert il certificato per firmare digitalmente il contratto. È pensato per chi non ha una firma digitale, che non è la propria firma scannerizzata, e prevede un contratto una tantum con InfoCert, da approvare. Paolo la firma digitale l'aveva già.

Arrivano quindi le dichiarazioni da spuntare: aver letto la documentazione precontrattuale, essere stati informati del diritto di recesso (il conto si può sempre chiudere senza penali), confermare che i dati sono veri. Quando le spunte sono più d'una conviene fare attenzione, perché ci possono essere clausole vessatorie, e vanno lette. Quelle di Fineco, a detta di Paolo, sono cose normali.

Si chiede l'apertura del conto corrente, del conto deposito Cash Park, del deposito titoli e dei servizi sugli strumenti finanziari. C'è anche il contratto per i derivati, che secondo Paolo comprende ETC ed ETN, con altre clausole vessatorie che compaiono solo dopo averci cliccato.

Per andare avanti il contratto va aperto, ed è una buona occasione per ricontrollare almeno i propri dati personali. Anche per questo conviene fare tutto al computer. Si conferma con il codice ricevuto via SMS, e Fineco avvisa che sta configurando il conto e che manderà un'email quando sarà operativo.

Paolo ha aperto il conto di venerdì. La prima email è arrivata lunedì sera, quella per i derivati martedì mattina: meno di due giorni lavorativi.

Primo accesso al sito

L'email di Fineco non contiene link cliccabili, a parte quelli per scaricare l'app. Paolo lo apprezza molto: il link cliccabile è il classico strumento del phishing, e secondo lui le banche dovrebbero smettere di mandarne. Purtroppo spesso lo mettono, perché ormai la gente ci è abituata. L'email dice solo di usare codice utente e codice di attivazione per il primo accesso. Una seconda email conferma l'abilitazione ai derivati, che serve perché ETC ed ETN sono considerati strumenti derivati.

Sul sito della banca non si arriva mai cliccando, l'indirizzo si scrive a mano nel browser. È un consiglio che vale sempre, insieme a un altro: mai salvare le password nel browser, a meno di essere sicurissimi di essere gli unici a usare quel computer.

Al primo accesso bisogna prendere visione del contratto e accettarlo con il PIN dispositivo. E la visione è obbligatoria davvero, perché finché il contratto non si apre il tasto «conferma» resta spento.

L'email diceva di usare anche il codice di attivazione arrivato via SMS, ma finora non è servito: Paolo è entrato con il codice utente e la password salvata nel browser.

Nella casella dei messaggi del sito conviene guardare le date. Le comunicazioni sull'apertura del conto e sui derivati possono essere di qualche giorno prima, e Paolo ha perso tempo a cercare come attivare un conto che era già attivo.

Il mio conto e il conto deposito

Da «Il mio conto» si arriva alle coordinate del conto, a documenti e contratti, ai propri dati, ai consensi e ai servizi. Da «Conto e carte» si vedono i movimenti e le carte. Se la carta è stata chiesta in apertura, viene emessa in pochi giorni.

Fineco ha anche un conto deposito, Cash Park. A fine gennaio 2025, quando è stato registrato il video, dava il 2,25% sulla nuova liquidità, con vincolo a 6 mesi e svincolabile, che è un classico. Altre soluzioni rendono un po' di più, ma Cash Park ha il pregio innegabile di essere attaccato al conto corrente: non servono bonifici né altri conti da aprire, e i soldi si spostano con un clic. Questo conto deposito è già stato esaminato in un'altra lezione del corso, con un tasso diverso, perché il tasso segue quelli di mercato e cambia piuttosto spesso. Lì abbiamo visto cosa succede con il vincolo e se si può svincolare.

Multicurrency

Fineco è una delle pochissime banche che permettono di avere veri conti correnti in valute diverse, e a febbraio 2025 ne offriva 20. In Italia, ricorda Paolo, le plusvalenze sulle valute estere (valute, non criptovalute) sono esenti da qualunque imposta, purché se ne tengano meno di 51.000 €, a certe condizioni. Per sicurezza meglio stare sempre sotto i 51.000 €, e del resto chi investe di più in valute?

Attivazione dei bonifici istantanei

Fra i bonifici, per l'Italia e per l'estero, c'è l'opzione per attivare quelli istantanei (dal minuto 51:50). Paolo la attiva subito, anche se li usa solo quando serve e quando è sicuro che l'IBAN sia giusto, perché il bonifico istantaneo è irrevocabile.

Serve un aggiornamento del contratto, e Paolo attiva sia gli istantanei verso l'Italia sia quelli verso l'estero. Il limite proposto è 15.000 €, un po' tanto per Paolo, che mette 1.000 €: se un giorno gli servirà un bonifico più grosso, entrerà a cambiarlo. Si conferma con il PIN dispositivo e con il PIN arrivato via SMS. A febbraio 2025 il servizio costava 0 €, e si può disattivare al volo.

Pagamenti e altri servizi

Fra i pagamenti ci sono F24, RiBa, bollo auto, bollettini postali, PagoPA (le multe, per esempio), MAV e RAV, e c'è la rubrica dei destinatari dei bonifici. Sul bollo auto Paolo fa notare che in molte parti d'Italia non si paga comodamente con un bonifico, anche se in tanti gli dicono di fare così. Negli altri servizi ci sono le ricariche telefoniche, il Telepass (che nel caso di Paolo si addebita ancora solo sul conto corrente) e gli assegni.

Per Paolo gli assegni circolari restano indispensabili per comprare casa, e la sua non la venderebbe senza. Esistono il bonifico istantaneo e il bonifico su un conto speciale del notaio che poi ritrasferisce i soldi, e in via eccezionale potrebbe anche accettarli, ma al momento non ci sono tanti altri modi. Con Fineco l'assegno circolare si ritira nelle filiali del gruppo UniCredit, senza prenotazione, portando un documento valido e un assegno del proprio libretto intestato a sé stessi, da dare in cambio del circolare. A febbraio 2025 ogni assegno circolare aveva un costo, che per Paolo non è un problema, visto che gli importi in gioco sono di solito intorno ai 100.000 €.

Prelievi, prestiti e gestione servizi

A febbraio 2025 si potevano prelevare fino a 25.000 € al giorno nelle filiali UniCredit, e la pagina spiega come fare. Il limite giornaliero si può cambiare, e a Paolo bastano 500 €. Contanti e assegni si versano sempre nelle filiali del gruppo UniCredit.

Nel menu ci sono anche i mutui, a cui servirebbero otto lezioni apposta, e i prestiti, che Paolo non consiglia mai, a meno di avere l'acqua alla gola e che quei soldi rendano più di quanto costa non averli. E ci sono i fidi, fra cui il famigerato credit Lombard, di cui parla mezza YouTube italiana, e il mini fido.

In «Il mio conto» diverse funzioni sono raccolte in un posto solo. Dal profilo personale si può rifare il questionario MiFID, o farlo se non lo si è mai fatto, e aggiornare il documento d'identità. Va tenuto aggiornato, perché un documento scaduto da anni è uno dei motivi per cui le banche sospendono il conto. In gestione servizi ci sono l'accredito dello stipendio o della pensione (che di solito si chiede al datore di lavoro), la domiciliazione delle utenze e il trasferimento dei servizi di pagamento.

Da attivare c'è poi quello che Fineco chiama firma digitale, senza il quale non si può chiedere la portabilità del conto né fare altre operazioni. Si attiva da Il mio conto, Sicurezza conto, SMS PIN. Probabilmente funziona anche l'autorizzazione dall'app, ma Paolo preferisce configurare prima tutto dal sito.

Attivazione dell'SMS PIN

Nei dettagli dell'SMS PIN (dal minuto 57:50) si sceglie per quali operazioni usarlo: bonifici in uscita, nuovi beneficiari, ricariche telefoniche, firma digitale, contratti. Paolo lo attiva per tutto. Si legge il regolamento del servizio, si inserisce il PIN dispositivo e poi il PIN arrivato via SMS. Ora è attivo tutto, tranne il mobile code.

Nel resto del video le operazioni che Fineco considera importanti si confermano con il PIN dispositivo più il codice via SMS. È l'autenticazione a due fattori più tradizionale, e può essere scomoda. La si può sostituire con un'autorizzazione dall'app Fineco sul cellulare.

Attivazione del mobile code

Il video non mostra come si installa l'app, e l'app Fineco blocca sia gli screenshot sia la trasmissione dello schermo sul computer. Per attivare il mobile code (dal minuto 59:40; nel video le voci sono in inglese):

  1. si entra nell'app Fineco e si apre il menu in basso a destra;
  2. si preme «Mobile code», che risulta non attivo, poi «Attiva» e «Continua»;
  3. si sceglie il mobile code, un codice di sette cifre, e lo si digita due volte. Va segnato in un posto sicuro;
  4. si conferma, per l'ultima volta, con PIN dispositivo e SMS. Nel video l'app legge da sola il codice temporaneo arrivato via SMS;
  5. si sceglie se usare l'impronta digitale, come raccomanda Fineco. Paolo usa l'impronta, non il riconoscimento del volto.

Per provarlo Paolo fa dal sito un bonifico verso un altro suo conto, da Link rapidi e preferiti, Bonifici. Compilati i dati e premuto «Continua», la conferma ora passa dal mobile code.

Esempio di bonifico

Chi ha disinstallato l'app o, cosa molto comune, ha cambiato cellulare, ma riceve ancora gli SMS, può sempre scegliere «Cambia modalità di conferma» e tornare al PIN con SMS. Con il mobile code invece, dopo «Controlla il tuo dispositivo mobile», basta l'impronta sul telefono, senza ricordarsi PIN e senza andare a leggere SMS.

Portabilità: trasferire un altro conto su Fineco

Paolo chiede la portabilità di un suo vecchio conto, aperto anni fa solo per fare delle prove, che non usa più e su cui è rimasta un po' di liquidità. Molte banche la fanno fare ancora su carta, con Fineco si fa dal sito.

  1. Si va su Il mio conto, Gestione servizi, Trasferimento servizi di pagamento, Richiedi.
  2. Si scelgono i servizi da trasferire: bonifici ricorrenti, addebiti ricorrenti e saldo. Paolo sul vecchio conto non ha né gli uni né gli altri e sceglie solo il saldo, ma di norma si possono spuntare anche i primi due. Anche chi ha il mutuo in un'altra banca può cambiare conto, e le rate le paga Fineco, con i nostri soldi.
  3. Si decide se chiudere il vecchio conto. Paolo lo chiude. È il primo a consigliare più di un conto corrente, ma anche a sconsigliarne una quantità illimitata, perché dopo un po' se ne perdono le fila.
  4. Si indicano l'IBAN del vecchio conto, che deve avere esattamente lo stesso intestatario, e la data da cui il trasferimento ha effetto. Ci vogliono 13 giorni, e non si può indicare una data più vicina.
  5. Si confermano le dichiarazioni con PIN dispositivo e SMS PIN, perché è un'operazione di quelle da autorizzare apposta. Va aperto anche il PDF della richiesta, come succede a ogni dichiarazione sul sito di Fineco.

Il vecchio conto viene chiuso, e il saldo, con gli eventuali bonifici e addebiti automatici, passa su Fineco. La richiesta firmata compare in Documenti e contratti, da dove si può scaricare.

Il conto titoli: abilitazione ai mercati

Con il conto corrente abbiamo finito. Resta il conto per investire, anche se questa non è la lezione adatta. Da Il mio conto, Gestione servizi, Trading e investimenti, si abilitano i mercati. Paolo non ha grandi esigenze e sceglie Euronext Milano, cioè Borsa Italiana, il mercato USA e Xetra. Gli altri si possono aggiungere dopo.

Per Euronext Milano si preme «Sottoscrivi», dichiarando di essere un investitore privato, non professionale. Gli investitori professionali possono fare altre operazioni, ma devono avere certi requisiti di patrimonio e altro, e Paolo consiglia vivamente di restare privati. Si conferma con il PIN dispositivo.

Per gli Stati Uniti le regole sono un po' diverse e le domande di più, anche se secondo Paolo Milano e Xetra bastano, a meno di voler fare cose strane con le azioni. Si chiedono l'occupazione e il datore di lavoro, e si risponde con sincerità. Le altre domande (quotazioni usate per lavoro, consulenza, gestione patrimoniale, trading per conto d'altri) servono tutte a capire se si è un investitore professionale. Gestire i soldi della mamma, secondo Paolo, qui non conta. Chi non è un professionista risponde sempre no, ma conviene leggerle. Si conferma con il solito PIN dispositivo.

Xetra è la borsa tedesca, dove sono quotati alcuni ETC. Qui si sceglie fra il book a cinque livelli e i prezzi con 15 minuti di ritardo. Cos'è il book lo spiega la lezione sulla microstruttura dei mercati. Paolo sceglie i prezzi in ritardo, perché in 15 minuti non succede niente, a meno di fare trading. Con il PIN dispositivo anche la Germania è abilitata.

Prova di acquisto di un ETF

Per verificare che il conto funzioni Paolo fa un acquisto di prova (dal minuto 67:50). Da Mercati e trading, nel menu a sinistra, va sugli ETF e cerca un ETF monetario da comprare su Borsa Italiana, di cui conosce già il ticker, cioè la sigla breve: XEON. La ricerca ne propone due, uno su Xetra e uno su Milano, e lui sceglie Milano.

Si può impostare un piano di accumulo, cioè investire una cifra ogni mese, ma a lui serve un ordine singolo. Quell'ETF, a febbraio 2025, aveva commissioni zero fino a quel giorno, per una promozione che forse sarebbe stata ripetuta. Premuto «Ordina», in basso a destra compare il pannello dell'ordine, e Paolo compra 27 quote a mercato. Il tipo di ordine, come gli acquisti in generale, lo vedremo più avanti nel corso. Nel pannello si inserisce il PIN dispositivo e si preme «Compra». Fineco fa leggere la nuova execution policy, si preme di nuovo «Compra», arrivano alcune avvertenze (per Paolo, cose già note) e si conferma. Stop loss e take profit, per Paolo, sono da lasciare a chi fa trading.

Nel portafoglio compare l'ETF, 27 quote, con variazione zero. Commissioni non ne ha pagate, altrimenti sarebbe già leggermente in perdita.

Differenze con il conto trading

Paolo ha aperto il conto corrente con il conto titoli base, quello con le commissioni fisse. Per il conto titoli con le commissioni variabili bisogna rifare la procedura e scegliere il conto trading, e a quel punto si hanno tutti e due. Il conto trading si può anche aprire da solo.

Carta virtuale su Google Wallet

Nel frattempo arriva l'email che la carta di debito è stata emessa. Quella fisica non è ancora arrivata a casa, ma si può già usare da Google Wallet per pagare nei negozi (dal minuto 70:50).

  1. Si sceglie di usare subito la carta per gli acquisti online e si attivano i pagamenti digitali. L'altra opzione è per chi ha già ricevuto la carta fisica.
  2. Si conferma con PIN dispositivo e PIN via SMS.
  3. Con «Mostra dettagli», sul grande rettangolo nero in alto, si vedono i dati della carta, sempre dopo PIN dispositivo e SMS.
  4. Sul telefono, in Google Wallet, si aggiunge una nuova carta di pagamento con numero, scadenza e CVV, cioè i dati visti in «Mostra dettagli». Questa schermata nel video non si vede, perché le procedure di sicurezza impediscono al telefono di trasmetterla.
  5. Si accetta l'avviso di Google.
  6. Google verifica che siamo davvero noi. Arriva un SMS di Fineco che segnala un pagamento autorizzato di 0 €, che serve solo ad autenticare la carta, e poi un altro SMS con il codice da inserire.

A quel punto la carta è in Google Wallet e si paga con il telefono.

Nella stessa pagina c'è la funzione per sospendere la carta, molto utile perché non la blocca per sempre. Se si teme che sia stata rubata ma non se ne è sicuri, per esempio perché non si trova più, la si sospende, la si cerca con calma, senza patemi, e poi si decide se bloccarla definitivamente.

Cambiare l'IBAN per l'accredito dello stipendio

Resta da comunicare al datore di lavoro il nuovo IBAN. Paolo lo fa con un'email, senza salamelecchi: «Buongiorno. Vi chiedo di cambiare il mio precedente IBAN con il nuovo IBAN presso FinecoBank. Grazie mille. Cordiali saluti», con i due IBAN al loro posto. Il vecchio IBAN lo indica apposta, perché un tizio qualunque non possa scrivere un'email e farsi cambiare l'accredito dello stipendio.

Con lo stipendio accreditato il conto diventa a zero spese, come per chi ha meno di 30 anni.

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Aprire un conto corrente con Fineco - Esempio pratico | Educati e Finanziati