Educati e Finanziati
Approfondimenti

Esempio di secondo e terzo pilastro

Esempio pratico di gestione del secondo e terzo pilastro con Andrea Ciraolo

📌 In sintesi

Cosa imparerai:

  • Come si parte dai conti di una persona vera per decidere quanto mettere nel fondo di emergenza e quanto nelle spese previste
  • Come si compra un BTP su Fineco, fra rateo, spread, execution policy e questionario MiFID
  • Come si confrontano due obbligazioni governative con Simple Tools for Investors e un foglio Excel, bollo compreso
  • Come si sceglie un conto deposito, fra vincoli, svincoli, promozioni e Cash Park di Fineco
  • Perché conviene un secondo conto, e un foglio con tutte le banche per chi resta

Tempo di lettura: ~31 minuti

Pubblicità

In questa lezione Paolo Coletti mette in pratica il secondo e il terzo pilastro sul caso vero di Andrea Ciraolo, che porta i suoi conti e accetta di mostrarli. L'avvertenza è quella con cui si apre il video: Paolo non fa consulenza finanziaria né fiscale, a nessuno e per nessun motivo. Le scelte le fa Andrea, Paolo spiega gli strumenti.

Andrea ha un grosso canale YouTube di tutorial, con consigli per chi fa video e corsi su Excel, HTML e DaVinci Resolve. Il video è uscito il 1° dicembre 2024 ed è stato registrato a metà novembre, quindi prezzi, tassi e offerte sono di quei giorni. Alcuni passaggi sono stati tagliati al montaggio per proteggere la privacy di Andrea.

Stato patrimoniale

Paolo dà per scontato che il primo pilastro, quello delle spese correnti, sia già sistemato. Andrea tiene quasi tutto su Fineco, tranne qualche migliaio di euro su PayPal, dove in diversi casi si fa pagare e dove i soldi restano. Per le spese di tutti i giorni usa Revolut, perché l'app gli sembra più pratica e lo aiuta a tenere traccia di alcune spese. Ha impostato una ricarica automatica a soglia: quando il saldo scende sotto i 1.000 €, Revolut si ricarica di 500 €, così lì ci sono sempre fra 1.000 e 1.500 €.

Andrea ha una partita IVA personale, da libero professionista in regime ordinario, e usa lo stesso conto Fineco anche per il lavoro. Il consiglio dei commercialisti di tenere due conti separati, per stare tranquilli in caso di contestazioni, non lo conosceva, e non crede che gli serva: le entrate sono tutte professionali, e le uscite professionali (le collaboratrici, qualche abbonamento) si riconoscono facilmente.

Il secondo conto corrente

Qui Paolo si concede quella che chiama l'unica consulenza che può fare: al posto di Andrea avrebbe aperto almeno due conti. Nella sua azienda la contabilità è rigorosamente separata, e anche con una partita IVA personale terrebbe tutto diviso.

Poi c'è il consiglio che dà a tutti, anche alle persone fisiche: avere due conti, perché la banca può avere un problema. Un guasto tecnico è molto improbabile, ma nell'estate 2024, se Paolo ricorda bene, è successo a Hype, che per qualche giorno ha bloccato l'accesso al saldo delle carte. Oppure la banca può bloccare i fondi per un controllo antiriciclaggio, finché non riceve tutta la documentazione. Andrea in quel caso avrebbe Revolut, che con 1.000-1.500 € copre un paio di settimane, e magari qualcuno disposto a prestargli dei soldi per un po'.

Come secondo conto Paolo consiglia uno di quelli online a costo zero. È una rogna, fra un'altra password e un'altra autenticazione a due fattori, però non si sa mai. Paolo tiene conti con 2.000 € fermi: se sbaglia tre volte la password proprio mentre deve fare un bonifico urgente, e il servizio clienti risponde solo di lunedì, il bonifico parte dall'altro conto. Revolut è già un mezzo conto quasi completo, e un'altra strada sarebbe tenerci più soldi.

A chi usa Revolut, però, Paolo ricorda di restare sotto i 5.000 €, perché sopra scattano gli obblighi di monitoraggio. La soglia riguarda la giacenza media, ma per sicurezza meglio non superare mai i 5.000 € (regole di dicembre 2024, quando è uscito il video).

Andrea chiede se PayPal non basti come appoggio. Da PayPal può spostare i soldi su Revolut o su un'altra banca, e con la carta business di PayPal, che Paolo usa per la sua azienda, il saldo si spende anche nei negozi (è gratuita e dà l'1% di cashback). Resta l'F24, che secondo Andrea con questi strumenti non si paga: in ritardo costa al massimo una piccola sanzione, e nel caso aprirebbe un conto al volo. Paolo obietta che per aprire un conto passano giorni: a sua madre BBVA non ha accettato il video in cui girava la testa.

Paolo ammette che è una sua fissazione, e che dipende da quanto c'è da gestire: un ragazzo che vive con i genitori, se gli si blocca il conto, chiede i soldi a papà. Nel caso di Andrea, alla fine, anche la carta business di PayPal può fare da ripiego.

Conto economico

Per il secondo pilastro bisogna guardare il flusso di cassa e le spese impreviste. Andrea ha tre figli, è separato da alcuni anni e paga i mantenimenti. Vive in affitto, non ha altre spese fisse, né debiti né mutui, e non riceve aiuti dalla famiglia: vive del suo lavoro.

Una spesa però è in vista. Qualche mese prima Andrea ha perso l'auto in un incidente molto brutto, in cui ha ragione al 100%. L'assicurazione della controparte sta facendo la furba e quasi certamente toccherà fare causa, quindi per almeno 3-5 anni non vedrà i soldi per ricomprarla (nel video si cita una causa durata otto anni, finita solo quando la controparte ha mollato all'ultima udienza). Intanto Andrea guida un'auto prestata, vecchia e arrugginita, con cui non vuole passare tre anni.

Un'auto nuova Andrea non l'ha mai comprata e non vuole cominciare adesso, anche se in quel momento la differenza di prezzo con l'usato è così piccola che quasi avrebbe senso pensarci. Le opzioni sono tre: un'auto usata poco, con un budget intorno ai 20.000 €; la stessa a rate, per non intaccare gran parte del patrimonio e restare scoperto davanti ad altre emergenze; un noleggio a lungo termine, fino a quando non rientrano i soldi. Con la partita IVA scaricherebbe qualcosa sia comprando sia noleggiando, e il noleggio conviene un po' di più sul piano fiscale, ma nel complesso costa di più.

Paolo ricorda che comprare a rate non conviene, perché difficilmente quei soldi si investono meglio. Però, se pagare tutto subito lascia davvero scoperti, un prestito chiesto dopo è molto più difficile da ottenere delle rate fatte al momento dell'acquisto. Poi ci sono le spese legali: nell'esperienza di Paolo l'avvocato si fa pagare alla fine, ma i periti, meccanico e magari medico, chiedono un anticipo, e circa 3.000 € sono da mettere in conto. In compenso fra circa 5 anni dovrebbero rientrare dei soldi.

Resta il flusso di cassa, cioè entrate meno uscite. Il 2023 è stato l'anno migliore di Andrea, grazie a clienti che pagavano molto bene e che poi ha lasciato perché sentiva di dover fare altro. Per il 2024 Paolo propone una stima semplice: la registrazione è di metà novembre, dopo 10 mesi e mezzo, quindi l'utile fin lì si divide per 10,5 e si moltiplica per 12. Andrea è a 85.000 €:

85.00010,5⋅12≈97.000\frac{85.000}{10{,}5} \cdot 12 \approx 97.000

Sono circa 97.000 € di utile previsto. L'utile però non è netto: è l'EBIT, earnings before interest and taxes, cioè prima di interessi e tasse. Per il netto mensile Paolo divide per 12 e poi per 2, una stima un po' prudente che comprende tasse e contributi:

97.00012⋅2≈4.000\frac{97.000}{12 \cdot 2} \approx 4.000

Fanno circa 4.000 € di entrate al mese.

Le uscite, invece, Andrea non riesce a definirle. Ha tre figli, si descrive disordinato e caotico, e le spese arrivano a casaccio. Sa però che il saldo in banca resta più o meno stabile, quindi il suo flusso di cassa è zero, e questo semplifica i conti. Tutti dicono di fare budgeting, ma è difficile, perché le spese arrivano all'improvviso. L'esempio di Paolo è sempre il tetto da rifare, che però a chi vive in affitto non tocca: chi è in affitto ha un'uscita costante, salvo eventi strani.

Spese emergenziali e previste

La prima spesa prevista è l'auto, circa 20.000 € oppure le rate, ed è a brevissimo, perché Andrea vorrebbe comprarla nei prossimi mesi. Lui vorrebbe poter spostare facilmente almeno una parte di quei soldi, che è un po' il senso del secondo pilastro. Paolo li metterebbe addirittura nel terzo, ma con una scadenza così vicina starebbero quasi sul conto corrente.

Una soluzione è un conto deposito vincolato ma svincolabile. Se Andrea compra l'auto in un colpo solo, svincola e perde gli interessi, ma i soldi sono rimasti lì poco. Se non la compra, restano sul conto deposito e maturano interessi.

Poi ci sono le emergenze vere. Salvo problemi molto grossi, come la salute sua o dei figli, Andrea non vede spese da sistemare al volo oltre un paio di migliaia di euro: il computer, il violoncello della figlia (ne ha trovato uno usato ottimo a circa 500 €). Andrea propone di fissare delle cifre e di ragionare per obiettivi, riempiendo un salvadanaio alla volta e intanto mettendo qualcosa anche negli altri.

Vista l'età di Andrea, la famiglia e il lavoro, Paolo non scenderebbe sotto i 10.000 € di fondo di emergenza, oltre ai soldi dell'auto. Anche senza spese in vista ci sono tre figli (hanno un altro genitore che potrebbe anticipare dei soldi, e Andrea conferma che non sono ai ferri corti), c'è il lavoro da libero professionista, e un mese in cui le entrate crollano può capitare.

In teoria servirebbero soldi anche per un'altra auto, se quella nuova si distruggesse subito, e Paolo racconta la storia nera di una concessionaria che ha venduto un'usata disastrata. Di solito, però, va bene: molte sue auto non hanno mai dato problemi, e dopo un incidente grave la sua è stata riparata in un mesetto. In media, nella vita di una persona non succede niente, e quando succede spesso arrivano soldi da altre parti. Una seconda auto distrutta sarebbe una sfortuna totale, e Paolo non la metterebbe nel fondo: 10.000 € bastano e avanzano.

Andrea spiega il suo approccio, non prudentissimo ma consapevole. Se anche quell'auto si rompesse, una soluzione la troverebbe: le persone che ha intorno, l'auto in prestito, uno stile di vita da ridimensionare, e un lavoro in cui, se serve, può guadagnare di più con più video e più sponsorizzazioni. Il rischio più grosso, dice, è che YouTube gli chiuda l'account, perché fuori niente gli renderebbe altrettanto: prima dirigeva case di riposo, e qualche opportunità ci sarebbe ancora, ma ridicola rispetto a oggi. Paolo è nella stessa situazione, e alla peggio darebbe ripetizioni di matematica. Di salvagenti, insomma, ce ne sono in abbondanza.

Quanti soldi da investire

Andrea ha 30.000 € su Fineco e 8.000 € su PayPal, in tutto 38.000 €. A spanne, 20.000 € per l'auto e 10.000 € di fondo di emergenza fanno 30.000 €. Mettere in azioni gli 8.000 € rimasti sarebbe quasi simbolico, e richiederebbe comunque un conto titoli. Ha fatto bene, dice Paolo, a chiedere di lavorare sul secondo e sul terzo pilastro.

Il conto titoli su Fineco

Andrea non sa se su Fineco ha un conto titoli, e lo scoprono in diretta: vanno su «Mercati e trading» e fingono di comprare un'azione italiana a caso. L'ordine si apre, quindi il conto titoli c'è, e su Fineco, dice Paolo, dovrebbe essere gratuito. Le azioni sarebbero il quarto pilastro, ma il conto titoli serve anche per il terzo, che si fa con le obbligazioni.

Per investire va compilato il questionario MiFID. Andrea l'ha riempito prima di seguire il corso, per sfinimento, rispondendo completamente a caso. In teoria la banca dovrebbe solo sconsigliare gli acquisti che superano le nostre conoscenze o il nostro profilo di rischio, ma in pratica molte banche, per prudenza, li bloccano. Con un questionario così la banca potrebbe impedire perfino i BTP, che di solito lascia comprare anche ai vecchietti.

La strategia

I 20.000 € dell'auto devono essere facili da liquidare, ma anche poter restare fermi a lungo, se Andrea sceglie le rate. Andrea propone di mettere subito 10.000 € nel secondo pilastro e 10.000 € nel terzo, perché l'anno dopo dovrà comunque pagare le tasse, e almeno 10.000 €.

Sulle tasse Paolo si ferma: quante sono? Andrea calcola la metà dell'utile. Di solito è un po' meno, fra anticipi e altre voci, ma per il 2025 saranno poco meno di 50.000 €. Ecco il trucco: in realtà Andrea incassa circa 8.000 € al mese, non 4.000, e metà va messa da parte per le tasse.

Chi accantona le tasse poco alla volta ha bisogno di uno strumento in cui versare poco alla volta; chi le mette via in blocco può comprare un'unica obbligazione che scade proprio quando si pagano. Andrea vuole mettere da parte subito 10.000 € per le tasse, per imparare e poi regolarsi man mano che le entrate crescono o calano.

Una parte delle tasse si paga a novembre, ma per il video si considera luglio 2025: i soldi devono esserci al massimo verso il 15-20 luglio. Per 10.000 € Paolo di solito consiglia di diversificare, per esempio con due obbligazioni da 5.000 € di emittenti diversi, una dello Stato italiano e una di un altro Stato, anche se per una cifra così forse non ne vale la pena. Poi, chiaramente, va scelta un'obbligazione che scade in quel periodo. Si può anche vendere prima, ma è meglio che scada più o meno lì, anzi un po' prima, perché vendendo si pagano le commissioni e alla scadenza no.

Andrea decide di diversificare, anche per capire più cose. Più tranche si fanno, più la diversificazione ha senso, ma Fineco avrà probabilmente una commissione minima, e sotto quella soglia si paga in proporzione di più. Quindi due tranche da 5.000 €.

Andrea vorrebbe comprare un'obbligazione ogni volta che ha da parte 5.000 € per le tasse. Più passa il tempo, però, meno vale la pena pagare commissioni per un'obbligazione che scade a luglio 2025: a 8 mesi dalla scadenza rende circa il 2% netto, 100 € su 5.000 €, e più la scadenza si accorcia più il guadagno cala, non tanto in percentuale quanto in euro. A due mesi dalla scadenza Paolo non compra un'obbligazione per nessun motivo, e quasi neanche a tre. L'ideale, osserva Andrea, sarebbe avere già da parte le tasse dell'anno successivo. Se si può, certo.

Esempio pratico di acquisto di un BTP

Andrea filtra le obbligazioni con scadenza entro un anno e trova un BTP che scade il 1° giugno 2025 (prezzi di metà novembre 2024). Paga una cedola dell'1,5% annuo in due rate, a dicembre e a giugno, costa 99,33 e verrà rimborsato a 100. La prima mezza cedola però arriva già a dicembre, e al proprietario precedente va pagata la parte che ha maturato, i 5/6. È il rateo:

1,52⋅56=0,625\frac{1{,}5}{2} \cdot \frac{5}{6} = 0{,}625

Al prezzo di 99,33 si aggiunge 0,625, e l'obbligazione si paga quasi 100.

Nell'ordine Fineco chiede la quantità nominale, 5, che al prezzo di 100 corrisponde a 5.000 € (dal minuto 38:50). In alto ci sono due prezzi: si compra a uno e si vende all'altro, e la differenza si chiama spread. Paolo controlla sempre che non sia eccessivo, perché dice quanto ci stanno fregando. Qui i prezzi sono 99,332 e 99,352, uno spread di 0,02, più che accettabile: i BTP di Borsa Italiana sono molto scambiati, un'obbligazione dello Zimbabwe magari no.

La spesa è di 4.997 €, cioè il prezzo più il rateo. Il 1° giugno 2025 Andrea riceverà 5.000 €, e sia il 1° dicembre sia il 1° giugno incasserà mezza cedola, lo 0,75% lordo di 5.000 €, cioè 37,50 €. Il conto della serva: due cedole fanno 75 € lordi, circa 65 € tolte le tasse, e con i 3 € di differenza fra i 4.997 € pagati e i 5.000 € rimborsati si arriva a circa 68 € netti. Secondo Paolo, da un'obbligazione così corta e garantita dallo Stato italiano non si può pretendere altro: una in lire turche avrebbe reso di più.

Andrea osserva che 60 € non gli cambiano la vita, e Paolo è d'accordo: a sei mesi è solo didattica, ma quando Andrea avrà più soldi in cassa potrà comprare anche obbligazioni più lunghe. Andrea non vuole investire in azioni, quindi si fermerà alle obbligazioni, al massimo agli ETF obbligazionari. Per le spese che hanno una data, le obbligazioni hanno un vantaggio: la scadenza.

Execution policy e questionario MiFID

Prima di confermare, Fineco chiede di accettare la sua nuova execution policy. Un ordine si può eseguire in mille modi, e la legge vuole che l'intermediario scelga il migliore per noi, ma è vaga; nell'execution policy l'intermediario scrive come lo farà. Secondo Paolo è difficilissimo che un intermediario noto come Fineco ci freghi proprio lì.

Poi compare l'avviso del questionario MiFID: «appropriatezza dell'ordine non valutabile». Dal questionario Andrea risulta un analfabeta finanziario, e la banca per legge deve avvisarlo che non dovrebbe comprare quel titolo. Così si scarica la responsabilità, e si può confermare senza paura. La normativa tutela il consumatore, ma protegge anche le banche: una ventina d'anni fa alcune avevano rifilato ai clienti obbligazioni argentine, l'Argentina è fallita, e i clienti hanno vinto le cause. Stop loss e take profit, invece, Paolo li sconsiglia: sono strumenti da trader, per chi vuole speculare sulle minime oscillazioni del prezzo.

Vendere prima della scadenza

In portafoglio l'obbligazione compare già in perdita di circa 90 centesimi: è lo spread, che si perde rivendendo subito. Compare anche il rateo pagato al proprietario precedente.

E se i soldi servissero subito, per esempio perché si rompe anche la seconda auto? Basta andare su «Ordina», scegliere «Vendi» e vendere a 4.966,60 €, meno le commissioni, e il rateo viene restituito. Attenzione a vendere solo quello che si ha: vendere quello che non si ha si chiama vendita allo scoperto, e se la banca la permette si rischia grosso. Andrea ci rimetterebbe un paio di euro.

Tenendola, invece, non c'è niente da fare. Le cedole arrivano da sole, già tassate, e alla scadenza arriva il rimborso, magari con qualche giorno di ritardo, il 3 giugno invece del 1°, comunque in tempo per le tasse.

Come si sceglie un'obbligazione

Ad Andrea sembra di aver scelto un po' a caso. Paolo spiega che le obbligazioni non si scelgono a caso, perché dietro c'è la matematica, e che un'analisi veloce c'è stata. Hanno guardato la scadenza; il tasso, per scartare un'obbligazione sovrapprezzata per qualche strano motivo; lo spread, cioè che ci sia mercato se la si vuole vendere prima. L'emittente è lo Stato italiano, lo stesso a cui Andrea deve le tasse, e la sua affidabilità si giudica soltanto dal nome.

Con la pratica il calcolo diventa automatico, forse troppo, e ci si dimentica qualcosa, come uno spread grosso o un dettaglio nel nome. Quando nel nome compare qualcosa di diverso, di solito c'è una clausola strana. La clausola è già nel prezzo, e chi se ne accorge può rivendere subito. Un esempio sono le clausole call: l'emittente può rimborsare in anticipo, smette di pagare le cedole e ci si ritrova i soldi in mano prima del previsto.

L'errore più grosso è non accorgersi che un'obbligazione è in valuta estera. Nel nome ci sono tre lettere: se sono USD si capisce che sono dollari, ma TRY si potrebbe prendere per una sigla tecnica, tipo transaction yield, e invece sono lire turche. Chi se ne accorge dopo mesi rischia, perché intanto la lira turca può essere crollata o salita. Sui BTP è difficile, su altre obbligazioni può capitare.

In generale, con gli strumenti finanziari è difficile fare grandi disastri se ce ne si accorge subito, perché si può sempre rivendere pagando al massimo le commissioni. I disastri veri si fanno con i contratti a lungo termine: Paolo ha visto gente firmare una polizza vita e ritrovarsi a pagare per dieci anni. Con le obbligazioni il rischio serio è sbagliare scadenza. Chi per errore ne compra una del 2090 può ancora venderla, ma è in balia del mercato, e più un'obbligazione è lunga più il suo prezzo ne risente. Sono problemi minori: non si passa da 5.000 a 1.000 €, però qualcosa si può perdere.

Leggere il prezzo di un BTP

Andrea prova a vedere se ha capito con altri due BTP. Quello che scade a luglio 2031 costa 101,50 e paga l'1,725% due volte l'anno, il 3,45% lordo annuo. Costa più di 100 perché gli analisti prevedono che i tassi calino, e pensano che garantirsi quella cedola fino al 2031 sia meglio di quello che succederà davvero. È una loro opinione, ma per questo si paga 101,49 e non 100. Un altro, che scade nel 2028, ha una cedola quasi nulla, lo 0,25%: costa molto meno di 100, e il guadagno sta quasi tutto nel rimborso, circa l'8% in più, tra virgolette.

Confronto di obbligazioni governative

Niente vieta di comprare un altro BTP, ma la diversificazione magari suggerisce un emittente diverso. Le obbligazioni delle aziende, le corporate, in Italia sono tassate al 26% invece che al 12,5%, un'ingiustizia non da poco secondo Paolo, mentre i titoli degli altri governi europei hanno anche loro il 12,5% (a dicembre 2024). Gli esempi tipici di governi che emettono obbligazioni sono Germania, Austria, Francia e Spagna, e si trovano anche obbligazioni slovene e polacche. La Romania è classificata affidabile come l'Italia, la Francia di più, Germania e Austria ancora di più, e più l'emittente è affidabile meno paga.

Andrea sceglie la Romania. Su Fineco le obbligazioni rumene compaiono solo togliendo il filtro sul MOT, perché stanno su un altro segmento di Borsa Italiana, insieme a quelle di Bulgaria, Croazia, Ungheria, Lituania e Polonia. La prima, però, scade troppo lontano.

Per cercare obbligazioni c'è un sito fatto molto bene, Simple Tools for Investors, di un certo Matteo, che nella sezione «Bond Tools» ha una tabella molto più facile da filtrare di quella di Fineco (dal minuto 57:12). Si sceglie la divisa euro, perché non vogliamo il rischio di cambio, e una scadenza fra il 15 maggio e il 25 giugno 2025. Con il «volume rating» di partenza, 4, compaiono solo BOT e BTP; abbassandolo a zero si vedono anche le obbligazioni meno liquide.

Di rumene, in quel periodo, non ce ne sono. Ci sono Intesa Sanpaolo, BOT, Turchia, una spagnola che scade il 31 maggio 2025, poi Francia e Belgio. Il sito mostra anche il rendimento al netto delle tasse italiane: la spagnola rende il 2,36%, una tedesca il 2,37%. Strano che la Germania renda più della Spagna, ma dipende dal prezzo, e su quello il sito non è precisissimo: qui si ragiona di millesimi. La tedesca costa 100,04 e paga più cedola, la spagnola costa 98,56 e di cedola non paga niente. Andrea pensa a uno dei famosi Excel di Paolo, ma secondo Paolo la differenza è minima: il mercato si muove, e basta un decimale nel prezzo di acquisto per spostare il rendimento.

Prezzo dell'ultimo scambio e prezzo vero

Per confrontarle conviene copiare il codice ISIN, che hanno quasi tutti i titoli finanziari, e cercarlo su Fineco. La tedesca mostra 100,04, come il sito; la spagnola, sul MOT, costa un po' meno di quanto diceva il sito, quindi rende un po' di più. A naso fra le due cambia poco, anche perché il periodo è breve, e Andrea sceglie la Germania, che è solidissima.

Nell'ordine, però, la tedesca si compra a 100,129, non a 100,04: lo spread è altino. Finanziariamente se ne paga metà quando si compra e metà se si vende prima della scadenza, ma chi la tiene fino in fondo l'ha comunque pagata 100,129, mentre il sito faceva i conti su 100,04. Quel 100,04 è il prezzo dell'ultimo scambio, che serve per le statistiche di chi fa trading e per i dati ufficiali. Dopo quello scambio chi voleva vendere a 100,04 si è ritirato, ed è rimasto qualcuno che vende a 100,129: il mercato si è spostato senza scambi. Il prezzo vero lo danno la migliore offerta di acquisto e la migliore offerta di vendita.

Anche qui c'è il rateo, perché la tedesca paga una cedola annuale del 2,8% il 12 giugno 2025. Senza rateo Andrea la paga 5.006 €, più le commissioni di Fineco, che dovrebbero essere molto basse. Rivendendola subito prenderebbe 100,051 e ci perderebbe circa 4 €, un gelato, anche con la panna. Alla scadenza riceve 5.000 € precisi, più la cedola. E più la scadenza si avvicina, più il prezzo si appiattisce su 100, anche per le obbligazioni che oggi ne sono lontane: venduta in emergenza un mese prima, questa sarebbe già vicinissima a 100. È il vantaggio di avere una scadenza.

Con i prezzi veri la spagnola rende un pelo di più, ma la Germania è considerata superaffidabile e la Spagna solo affidabile. La spagnola ha un piccolo vantaggio tecnico: la cedola è zero (lo dice il nome del titolo), quindi non c'è rateo, e per 5.000 € nominali si paga esattamente il 98,532% di 5.000 €.

Calcolo del rendimento con Excel

Andrea vuole capire con un paio di conti quale convenga, e fa un Excel semplice, «non alla Paolo Coletti» (dal minuto 1:07:42): una colonna per la data, una per il flusso lordo e una per il flusso netto. La tedesca, comprata il 12 novembre 2024:

DataFlusso lordoFlusso nettoCosa
12/11/2024−5.057,72 €−5.057,72 €acquisto, rateo compreso
12/06/2025140,00 €122,50 €cedola del 2,8% su 5.000 €, meno il 12,5% di tasse
12/06/20255.000,00 €5.000,00 €rimborso

L'obbligazione si paga più di quanto viene rimborsata, quindi c'è una minusvalenza di 57,72 €, che vale uno sconto di 7,22 € sulle tasse di eventuali plusvalenze nei 5 anni successivi. Per ora lo si lascia fuori.

La spagnola si paga meno del rimborso, e lo Stato tassa la differenza:

DataFlusso lordoFlusso nettoCosa
12/11/2024−4.926,60 €−4.926,60 €acquisto a 98,532, senza rateo
31/05/20255.000,00 €5.000,00 €rimborso
31/05/2025−9,17 €tasse del 12,5% sulla differenza fra rimborso e prezzo

Per il rendimento Paolo userebbe la funzione TIR.X; Andrea fa il conto della serva e somma i flussi netti. Viene praticamente uguale, con la tedesca avanti di qualche decina di centesimi, e in più c'è lo sconto sulle tasse, che Andrea considera parte del guadagno. Con quello conviene la tedesca, anche se intanto il mercato si è sicuramente mosso. La Germania ha rating tripla A, la Spagna singola A, e Andrea compra la tedesca. Rivendendola subito incasserebbe 5.053,67 € contro i 5.057,72 € pagati: circa 4 € di perdita.

Imposta di bollo

Poi la triste notizia, il bollo. Lo trattiene Fineco, ed è il 2 per mille di tutto l'investito al 31 dicembre, quindi 20 € su 10.000 €. Si guadagna comunque, ma è scocciante.

A chi fa queste operazioni ogni anno, osserva Andrea, converrebbe non avere niente investito al 31 dicembre. È il cosiddetto salto della quaglia, vendere tutto il 30 dicembre e ricomprare il 2 gennaio: si rischia l'accusa di elusione fiscale, e con le commissioni non conviene. Fra Natale e Capodanno Paolo direbbe di aspettare il 2 gennaio per comprare, ma già dai primi di dicembre conviene comprare subito.

Conta anche ogni quanto la banca manda l'estratto conto titoli, perché il bollo si paga lì. Tutte lo mandano al 31 dicembre, ma alcune una volta l'anno, altre a semestri o a trimestri: con l'estratto annuale si paga il 2 per mille, con quello semestrale l'1 per mille, con quello trimestrale il mezzo per mille. Più ci si avvicina al 31 dicembre, quindi, più un'obbligazione costa. Paolo sconsiglia di comprare obbligazioni, o qualunque altra cosa, dopo Natale, e forse già dopo il 15 dicembre. Se deve vendere a gennaio, vende a fine dicembre.

Il bollo si può aggiungere all'Excel con una riga al 31 dicembre 2024, nel flusso netto: meno lo 0,2% del valore di mercato. Per la tedesca il prezzo ufficiale è 100, quindi 10 € su 5.000 €; per la spagnola, a 98,56, qualche centesimo in meno. A dicembre 2024, poi, i BTP sono esclusi dal calcolo dell'ISEE fino a 50.000 €.

Fatti tutti i conti, sconto sulle tasse compreso, la tedesca porterà ad Andrea circa 61-62 €, garantiti a meno che non fallisca la Germania. Ci è voluta un'ora e mezza, ma Andrea conta di rifarlo d'ora in poi in mezz'ora. E, aggiunge Paolo, si impara quanto rendono le cose: se qualcuno promette il 10% all'anno garantito mentre la Germania dà il 2%, viene da chiedersi che garanzia ci sia sotto. Con un po' di cultura in più è più difficile farsi truffare, o anche solo farsi consigliare male.

Scegliere il conto deposito

Per il conto deposito Paolo parte dal forum di Finanza Online, dove un sant'uomo tiene aggiornato un foglio Excel con tutte le offerte in vigore (è citato anche nella lezione Fondo di emergenza; il link all'ultima versione è nel secondo messaggio della discussione). Dai conti deposito si guadagna in modo ragionevole con una buona offerta, spesso promozionale: è la caccia alla promozione. Le promozioni seguono i tassi, e a novembre 2024, con i tassi in calo, le banche stavano stringendo i cordoni.

In alternativa BBVA offriva un vero conto corrente a costo zero con il 4% di interesse lordo, un'offertona che però scadeva a gennaio, e dopo non si sapeva quanto avrebbe dato.

Il foglio è complesso, perché deve raccogliere tutti i conti deposito con tutte le loro condizioni strampalate (dal minuto 1:23:01). Si inserisce la somma da depositare, qui i 20.000 € dell'auto, e il bollo dello 0,20%, che paga anche il conto deposito. Poi si ordinano le offerte per rendimento.

Rendimento a scadenza o annuo

Paolo ordina per rendimento netto a scadenza, ma avverte di non prendere il primo della lista senza guardare. Il primo è un vincolato a 120 mesi e non è svincolabile: per 10 anni i soldi non si riavranno in nessun modo, «solo morendo». Per l'auto serve un conto svincolabile, quindi si mette il filtro.

Andrea chiede perché ordinare per rendimento a scadenza e non annuo. Paolo spiega che un conto potrebbe pagare un tasso altissimo per soli 3 mesi, senza rinnovo. Poi però gli dà ragione: ordinando per rendimento a scadenza si favoriscono i vincoli a 10 anni, quindi è meglio il rendimento annuo, controllando dopo che il conto non scada.

Le offerte una per una

Nelle note di ogni offerta ci sono condizioni da leggere sempre. Due vincolati Fideuram, a 6 e a 5 mesi, richiedono il conto corrente, che magari ha dei costi, e il primo si apre solo tramite consulente, che di solito cerca di piazzare altri prodotti. Troppo sbattimento, e quando c'è troppo sbattimento Paolo lascia perdere.

Un conto solo deposito vincolato a 36 mesi è svincolabile, ma gli svincoli parziali anticipati chiedono un preavviso di 32 giorni e fanno perdere gli interessi. A Paolo una volta è capitato di mangiarsi le mani, con una spesa da fare entro 10 giorni e uno svincolo a 32: se Andrea trova l'offerta giusta per l'auto, potrebbe non riuscire a svincolare in tempo. Per il resto il conto è buono, senza scadenze di promozione.

Poi il famosissimo Conto Arancio, uno dei primi conti deposito, con una promozione per i nuovi clienti. È libero, senza vincolo, e sembra un vantaggio. Lo è, ma se è libero per noi uscire, è libero anche per la banca cambiare il tasso quando vuole. La promozione però garantisce il 4% per 12 mesi, fino a 50.000 €. Nel foglio compare due volte, una con l'obbligo di aprire il conto corrente e accreditarci lo stipendio, una senza.

Con 20.000 € al 4% lordo, tassato al 26%, si prende circa il 3% netto, e il foglio, che toglie anche il bollo, dà 552 € netti all'anno. Nel caso peggiore si ritira quello che si è versato, senza penali. E i conti deposito sono coperti dal fondo interbancario di tutela dei depositi: se la banca fallisce c'è una garanzia fino a 100.000 € per correntista, più forte di quella delle obbligazioni.

Altri motivi per non tenere i soldi in un conto così? Nessuno, risponde Paolo, a parte il consulente di qualche banca che spinge a metterli altrove. Quando servono basta un bonifico ordinario, 2-3 giorni, a volte uno. Il 4% garantito per un anno non è per niente male, ma Paolo non può approfittarne: le promozioni per nuovi clienti se le è bruciate tutte nei primi anni Duemila. Per le banche estere il foglio indica il fondo di tutela a cui aderiscono: ING, che è olandese, aderisce a quello olandese, che copre anche lui fino a 100.000 €, e i fondi europei sono tutti analoghi.

Sul sito di Conto Arancio arriva la sorpresa. Per il 4% bisogna aprire il conto corrente Arancio entro il 16 novembre, la classica pressione a fare in fretta, e accreditarci lo stipendio, oppure versarci almeno 1.000 € al mese. L'offerta senza conto corrente non si trova, cosa strana, perché il foglio di solito è molto preciso. Il conto corrente Arancio non dovrebbe avere spese, ma è un conto in più da aprire, e il 4%, per Andrea, sfuma.

CA Auto Bank

CA Auto Bank, dove CA sta per Crédit Agricole, è un conto deposito rimasto a lungo in auge. Ha un conto libero, svincolabile in ogni momento, e i vincolati, in cui il tasso cala allungando il vincolo. Sembra un controsenso, ma la banca suppone che i tassi scendano, come in quel momento supponevano tutti. A novembre 2024 dava il 3,80% a 6 mesi e solo il 3,20% a 60 mesi.

Allora perché non usarlo al posto delle obbligazioni? Intanto, risponde Paolo, il 3,80% è tassato al 26%, non al 12,5%, e al netto fa circa il 2,8%, 140 € su 5.000 €. Andrea fa notare che, con un vincolo di sei mesi, per confrontarlo con le obbligazioni va diviso per due, e Paolo gli dà ragione: rende poco più delle obbligazioni, e anche qui c'è il bollo. L'obbligazione, se si vende prima, paga comunque il rateo, cioè quello che si è guadagnato fin lì. I due mercati si rincorrono di continuo.

A 12 mesi il tasso è poco più basso, il 3,70%, e gli interessi arrivano ogni tre mesi, quindi svincolando prima si perde al massimo il trimestre in corso. Vincolare a 60 mesi, sapendo di poter svincolare, costerebbe la differenza fra il 3,20% e il 3,70%, e Andrea osserva che fra tre anni quel 3,20% potrebbe valere più di un nuovo conto deposito. È molto probabile che i tassi scendano abbastanza in fretta, ma non si sa mai, e se salgono si svincola e si va altrove. C'è anche chi ragiona «intanto mi prendo il 3,70%, poi ci penserò». Ognuno ha la sua.

Rispetto all'obbligazione, comprata in tre clic, c'è lo sbattimento di aprire il conto: modulo, documento, magari il cellulare da registrare e un selfie video guardando a destra e a sinistra. Anche per questo si può preferire l'obbligazione.

Quanto versare e come

Andrea chiede se anche qui serva una cifra minima, come i 5.000 € delle obbligazioni. Paolo prima risponde sul dividere i soldi fra più banche: sopra i 100.000 € va fatto di sicuro; sotto, l'unico motivo è che il fondo di garanzia interviene solo dopo la dichiarazione di fallimento del giudice, e con calma, ma è molto sbattimento e quasi nessuno lo fa. Una cifra minima, invece, non c'è, perché su queste operazioni non si pagano commissioni.

Andrea pensa di cominciare con 1.000 € per imparare e di aggiungerne 5.000 a dicembre. Prima bisogna vedere se a dicembre l'offerta c'è ancora, e nei vincolati di solito non si possono aggiungere soldi, perché vorrebbero dire un altro vincolo. Le domande frequenti di CA Auto Bank dicono che ci si identifica con lo SPID, che la banca aderisce al fondo interbancario e che si possono fare più vincoli in momenti diversi, da 1.000 € in su, a multipli di 100 €. Andrea potrebbe quindi costruirsi una scaletta di svincoli. Alla fine di ogni vincolo i soldi tornano nel conto libero, che rende pochissimo, lo 0,50%: conviene mettersi un promemoria e decidere se farseli ribonificare o se rivincolarli.

L'unica controindicazione è quella capitata a Paolo: a forza di aprire conti è già cliente ovunque, e le promozioni per nuovi clienti non le può più usare. Aprirne uno a nome dei figli non si può, perché il conto deposito è considerato un investimento e non si apre a un minorenne; a nome proprio sì, ma allora non si è più clienti nuovi.

Aperto il conto, la banca dà un IBAN per il bonifico, da fare esattamente come chiedono. A volte ogni conto ha il suo IBAN, a volte c'è un conto omnibus, con un IBAN unico, e nella causale va scritto il proprio codice cliente. Il conto da cui parte il bonifico deve essere intestato esattamente come il conto deposito, quindi niente bonifici da altre persone; va bene anche Revolut, se è intestato a noi. Spesso, oltre allo SPID, la banca chiede un bonifico di riconoscimento di un euro, con il numero del contratto nella causale, che di solito poi viene restituito.

Le condizioni cambiano in fretta, soprattutto quando si muovono i tassi, e dopo due settimane non è detto di ritrovare le stesse offerte. Andrea ha tenuto per anni i soldi fermi sul conto Fineco, ma tassi così, lo consola Paolo, ci sono solo da un paio d'anni.

Cash Park di Fineco

Visto che Andrea è già su Fineco, conviene controllare se Fineco ha qualcosa di simile, perché sarebbe più comodo. C'è il Cash Park, che nel foglio compare così, a novembre 2024 (dal minuto 1:47:35): vincolato 6 mesi, svincolabile, 2,5% lordo annuo, garantito come gli altri. La fregatura è che la promozione vale per la nuova liquidità da banche terze, cioè per soldi che arrivano da fuori, come quelli di PayPal. Nel foglio la promozione risulta valida fino a una data del 2023, forse un errore per 2024.

Si può svincolare entro il giorno lavorativo successivo alla richiesta, con il tasso ridotto all'1,25%, oppure a 32 giorni, senza penali. Senza lo svincolo immediato, 32 giorni di attesa per un fondo di emergenza sarebbero tanti.

Sulla nuova liquidità bisogna stare attenti, perché la definizione è vaga. Paolo prima attiverebbe il Cash Park e poi si informerebbe su come mandarci i soldi: chi sposta prima i soldi da PayPal a Fineco rischia di sentirsi dire che è liquidità vecchia. Il foglio informativo fissa una data di riferimento, che nel caso di Andrea è il 1° ottobre 2023, se l'anno è scritto giusto, e conta il saldo: se a quella data era già 30.000 €, di nuova liquidità non ce n'è. Serve a evitare che si portino soldi dentro e fuori di continuo.

Il 2,5% è meno del 4%: sui 20.000 € fanno 330 € netti all'anno invece di 552 €. Andrea però vede un vantaggio, perché provando con una cifra piccola su Fineco non si brucia la promozione per nuovi clienti di CA Auto Bank, e Paolo è d'accordo. Per gli svincoli il Cash Park va benissimo, e anche se paga meno è molto meno sbattimento: Fineco punta a renderlo semplice, così la gente lo usa.

È Fineco stessa a proporre ad Andrea di vincolare: il conto da cui opera è nuovo, aperto trasferendo un altro conto Fineco, e per la loro definizione è tutta liquidità nuova. Andrea prova con 5.000 € per sei mesi. Fineco indica 5.046 € a scadenza, cioè 46 € di interessi già netti (lordi sarebbero 5.000 € per il 2,5% diviso due, 62,50 €). Tolti 10 € di bollo restano 36 €. Pochi, ma non ha senso lasciarli sul piatto, tanto più nella propria banca. Andrea conferma con il PIN dispositivo: fra le due obbligazioni e questo vincolo, dei 30.000 € di partenza su Fineco gliene restano disponibili 15.000.

Per svincolare, però, non basta un clic: bisogna mandare un modulo, digitale, anche via mail. Sembra un attrito voluto, e per un fondo di emergenza va messo in conto. Si può chiedere l'esecuzione il primo giorno dopo i 32 giorni, con il rendimento pieno, oppure entro il giorno lavorativo successivo alla ricezione, con l'1,25% annuo per i giorni di vincolo. Mandandolo subito, Andrea riavrebbe i suoi 5.000 € in un paio di giorni lavorativi, senza nemmeno un bonifico, perché è la stessa banca. Soldi gratis, dice Paolo, anche se pochi: pochi soldi e poco tempo.

Come informare gli eredi

Andrea ricorda che Paolo, per gli eredi, usa la mail automatica di Gmail. Lui farà un foglio, Excel o Google, con l'elenco di dove tiene i soldi, e lo manderà a un paio di persone di fiducia. Anche Paolo ha un foglio con tutte le sue banche, perché quando se ne aprono più di una si perde il conto anche da soli; il suo ha una ventina di colonne. Per Andrea, con Fineco e PayPal, è quasi eccessivo: gli eredi cercheranno prima di tutto il conto corrente, e probabilmente sanno che ha Fineco. PayPal forse no, a meno che non guardino questo video.

Alla fine Andrea dice che la cosa che gli fa più piacere è sentirsi padrone di concetti che dal corso aveva capito in teoria, ma che in pratica gli sfuggivano. Paolo cita i due prezzi, di acquisto e di vendita, e Andrea aggiunge che servono anche a non farsi intortare. Poi, dice Paolo, molte cose sono tecnicismi: il rateo, il bollo, lo sconto sulle tasse che cambia se si paga più o meno di 100. Sotto, però, c'è un'idea di fondo, sapere quanto rendono le cose. Gli strumenti a tasso fisso visti in questa lezione rendono un 2-3% netto, quando è grasso che cola.

BTP, conti deposito ed ETF monetari

In chiusura Paolo risponde a chi, come Andrea, obietta che i BTP rendono meno dei conti deposito. Fra BTP e conti deposito italiani, quando i tassi cambiano, c'è sempre una rincorsa, e a fine 2024 forse rendevano un po' di più i conti deposito. I BTP hanno il vantaggio che, uscendo prima, non si perdono gli interessi, perché il rateo maturato è guadagnato. Lo svantaggio grosso è che il prezzo fluttua, anche se finire sotto è abbastanza difficile. Paolo non poteva consigliare ad Andrea l'uno o l'altro, perché non fa consulenza, e Andrea ha deciso da solo.

Esiste poi un terzo strumento, lasciato fuori per non mettere troppa carne al fuoco, visto che Andrea investe cifre non esagerate: l'ETF monetario. Ce ne sono vari, si trovano su justETF, e Paolo ci ha dedicato diversi video (due sono citati nella lezione Fondo di emergenza). Servono a parcheggiare liquidità a breve termine, quindi vanno bene anche per il fondo di emergenza. Il vantaggio è che restano lì e macinano il tasso del momento. Lo svantaggio è che vanno controllati più o meno ogni sei mesi, perché se i tassi scendono a zero, o addirittura sotto, tenerli non ha più senso.

Pubblicità
Esempio di secondo e terzo pilastro | Educati e Finanziati