I nove errori da evitare
Gli errori più comuni degli investitori alle prime armi
📌 In sintesi
Cosa imparerai:
- I 9 errori più comuni e costosi degli investitori
- Come evitare consulenze in conflitto di interessi
- Perché il capitale garantito è un'illusione
- Quali prodotti finanziari evitare assolutamente
Tempo di lettura: ~12 minuti
I nove errori da evitare
1. Chiedere consulenza
Richiedere consulenza finanziaria presso la propria banca è una pratica comune, ma è importante essere consapevoli di alcune dinamiche che potrebbero influenzare i consigli forniti. Benché i consulenti finanziari non autonomi siano persone oneste, è inevitabile che abbiano un interesse naturale a promuovere i prodotti della propria istituzione, come i fondi delle stesse banche o compagnie assicurative.
Spesso, gli operatori bancari consigliano investimenti in fondi gestiti dalla stessa banca. Sebbene possano somigliare agli ETF nell'obiettivo di investimento, è cruciale notare che i costi associati a tali fondi bancari tendono ad essere considerevolmente più elevati. Questi prodotti finanziari, concepiti per generare profitti, risultano spesso vantaggiosi soltanto per l'emittente e la banca stessa che riceve delle retrocessioni delle commissioni. Pertanto, è fondamentale che coloro che si avvicinano alla banca senza una conoscenza finanziaria di base siano consapevoli di tale dinamica.
Altra offerta tipica è la gestione patrimoniale, che implica affidare alla banca la gestione dei propri beni. Questo approccio comporta costi aggiuntivi, oltre a quelli standard dei fondi, poiché si paga per la competenza di qualcun altro nella gestione del patrimonio, competenza che non implica necessariamente un maggior rendimento.
In conclusione, investire tempo nell'educazione finanziaria personale è essenziale per sviluppare un portafoglio sensato. Questa consapevolezza aiuta a prendere decisioni informate, riducendo la dipendenza esclusiva dai consigli della propria banca e contribuendo a preservare il proprio patrimonio in modo più efficiente.
Un'alternativa è un consulente finanziario autonomo (attenzione: autonomo e non indipendente che significa altro), il quale, non essendo legato a nessuna istituzione, generalmente non ha alcun interesse nel consigliare prodotti costosi. Tuttavia, anche i consulenti finanziari autonomi hanno chiaramente dei costi che vengono però pagati in maniera diretta dall'investitore stesso.
2. Il capitale garantito
Il termine "capitale garantito" suscita entusiasmo e senso di sicurezza in molti, attratti dall'idea di generare profitto senza rischi. È fondamentale considerare alcuni aspetti critici.
Innanzitutto, quando qualcuno vi propone un prodotto a capitale garantito, bisognerebbe chiedersi: "garantito da chi?" Spesso, questa garanzia proviene dall'emittente del prodotto e se quest'ultimo dovesse fallire, il capitale garantito potrebbe essere compromesso; quindi, il termine capitale garantito perde di senso. Sebbene sia un'evenienza estremamente remota, è un aspetto da considerare.
Inoltre, dietro il concetto di capitale garantito si nascondono spesso giustamente costi elevati o rendimenti tranciati. Alcuni prodotti, come i certificati che promettono il capitale garantito, potrebbero comportare una spesa notevole. Investire in azioni con la promessa di capitale garantito potrebbe significare che, nonostante la sicurezza del capitale, i rendimenti potrebbero essere modesti, soprattutto in confronto al potenziale guadagno in un mercato azionario prospero.
Per coloro che desiderano davvero un capitale garantito, è consigliabile esplorare opzioni più tradizionali e sicure, come i titoli di stato o le obbligazioni emesse da entità finanziarie affidabili. Questi investimenti offrono una maggiore stabilità e sono meno soggetti a rischi legati all'emittente.
In conclusione, la promessa di capitale garantito può essere allettante, ma è fondamentale valutare attentamente i dettagli dell'investimento, compresi i costi associati e l'affidabilità dell'emittente, per prendere decisioni finanziarie informate e consapevoli.
3. Le polizze assicurative
È assolutamente fondamentale fare chiarezza sulle polizze assicurative, specialmente quando si tratta di prodotti che possono avere implicazioni finanziarie significative. Sconsigliare le polizze assicurative in generale non è appropriato, ma è cruciale comprendere le differenze e i potenziali rischi associati a determinati tipi di polizze ad uso investimento.
Le polizze assicurative tradizionali, come quelle per la responsabilità civile, l'incendio della casa o situazioni simili, sono sicuramente consigliabili per proteggere da rischi specifici. Tuttavia, è importante distinguere queste polizze da quelle che vengono presentate come investimenti, in particolare le polizze sulla vita che fungono effettivamente da veicoli d'investimento.
Le polizze vita spesso vengono presentate come soluzioni di investimento, ma possono comportare costi notevoli e restrizioni. Ad esempio, il fatto che si restituiscano i soldi investiti in caso di morte non deve oscurare il fatto che in generale questi prodotti hanno costi enormi di gestione che arrivano, sommando i costi della polizza, della gestione degli investimenti e dei fondi in cui acquistano, anche oltre al 5% e conseguentemente rendimenti che diventano anche negativi. Inoltre, molte di queste polizze hanno penali per l'uscita anticipata, limitando la flessibilità dell'investitore.
Pertanto, l'invito è a essere consapevoli delle caratteristiche specifiche di qualsiasi polizza assicurativa ad uso investimento, leggendo attentamente i dettagli del contratto e confrontando i costi con alternative più tradizionali, come i fondi di investimento. Ciò aiuta a prendere decisioni finanziarie più informate e a evitare situazioni in cui si potrebbe pagare di più senza un reale beneficio.
Per comprendere bene quanto incide la scelta che facciamo negli investimenti: riportiamo il seguente esempio di acquisto dello stesso prodotto finanziario, con rendimento del 4% lordo, nel primo caso acquistato in autonomia (TER 0,15% annuo), nel secondo caso acquistato presso un'assicurazione o un fondo (TER 2% annuo). Il Total Expense Ratio (TER) è una misura complessiva dei costi di gestione di un fondo di investimento.
4. Gli investimenti alternativi, innovativi, fichissimi
È importante essere cauti riguardo agli investimenti, specialmente quando si tratta di proposte che sembrano troppo buone per essere vere. Sebbene ci siano opportunità legittime nel mondo degli investimenti, è fondamentale riconoscere le bandiere rosse che potrebbero indicare un possibile rischio o una truffa.
Una delle prime avvertenze riguarda le promesse di rendimenti elevati, come il garantire il 10% all'anno. Questo livello di rendimento deve sollevare dubbi sulla legittimità dell'investimento. Riconoscere che promesse eccessivamente allettanti potrebbero nascondere rischi nascosti, o addirittura truffe, è una pratica saggia.
Inoltre, quando si valutano opportunità di investimento online, è importante considerare la trasparenza delle informazioni fornite. Su tutto ciò che appare su un sito web è essenziale essere critici e cercare ulteriori conferme: la presenza di foto, dettagli aziendali e informazioni di settore possono essere facilmente replicati da truffatori online.
Una strategia di valutazione può essere quella di trasferire mentalmente l'investimento proposto da un contesto digitale a una situazione del mondo reale. Dobbiamo sempre chiederci se daremmo mai i nostri soldi a una persona sconosciuta per strada se ci proponesse lo stesso investimento fornendo su carta le medesime informazioni che appaiono sul sito web. Se la risposta è no, è un segnale che dovremmo evitare l'investimento.
Infine, è sempre bene diffidare delle pubblicità online, soprattutto quelle che appaiono dopo aver visto un video a tema finanziario. È saggio approfondire sempre la ricerca e cercare recensioni indipendenti prima di impegnare il denaro.
La cautela è la chiave quando si tratta di investimenti, e il vecchio detto "se sembra troppo bello per essere vero, probabilmente lo è" è spesso valido in questo contesto.
5. Gli investimenti complessi
L'approccio "non capisco = non investo" rappresenta una sagace regola generale quando si tratta di decisioni finanziarie. La chiarezza e la comprensione sono fondamentali per evitare rischi non necessari e per garantire una gestione responsabile del proprio patrimonio. Questa regola suggerisce un approccio prudente, che può essere ulteriormente affinato, come adottato nell'esempio, con l'aggiunta di "se capisco, ma è comunque troppo complicato, non investo comunque".
Questo principio riflette la consapevolezza dell'importanza di evitare investimenti eccessivamente complessi, che potrebbero nascondere rischi o condizioni poco chiare. La trasparenza nelle transazioni finanziarie è essenziale, e la comprensione di come funzionano gli investimenti contribuisce a prendere decisioni informate.
Ancora più pericolosi sono gli investimenti presentati con fretta o con scadenze particolarmente strette. La pressione temporale può portare a decisioni affrettate e a una mancanza di valutazione approfondita e spesso è esattamente ciò che chi propone l'investimento vuole.
In conclusione, un approccio basato sulla chiarezza e sulla comprensione offre una guida affidabile per chiunque desideri gestire il proprio denaro in modo responsabile e prudente. La regola "non capisco = non investo" sottolinea la centralità della consapevolezza finanziaria nella presa di decisioni e nel mantenimento di un approccio ponderato agli investimenti.
6. Vendere in perdita
L'importanza di una pianificazione finanziaria oculata e della consapevolezza del periodo di investimento emerge chiaramente quando consideriamo le esperienze di molti investitori. Spesso si legge di persone che, nonostante abbiano optato per prodotti finanziari che richiedono un impegno a lungo termine, cedono alla tentazione di vendere prematuramente. Molti sono gli esempi di investimenti a lungo termine disinvestiti dopo appena due o tre anni con perdite considerevoli. I due casi tipici sono una necessità anticipata del denaro a causa di una errata pianificazione finanziaria e la vendita in preda al panico.
La riflessione chiave è che l'orizzonte temporale minimo per un investimento azionario dovrebbe essere di dieci anni. Questo perché, nel corso di un periodo più esteso, è possibile superare le fluttuazioni di breve termine e beneficiare dei rendimenti più consistenti tipici degli investimenti a lungo termine. Banalizzando il concetto ai minimi termini, si sta parlando del teorema del limite centrale ben noto in statistica.
Si sottolinea l'importanza di resistere alla tentazione di vendere in perdita, specialmente quando l'investimento è destinato a un periodo prolungato. La punizione finanziaria per la vendita precoce è evidente nei risultati negativi che si possono verificare, come nel caso citato, e che spesso derivano da una pianificazione finanziaria scarsa o da una mancanza di pazienza.
In sintesi, l'apprendimento chiave è che la pianificazione finanziaria deve essere mirata a lungo termine, con una consapevolezza chiara del periodo di investimento. La regola d'oro sembra essere: se scegliete un investimento a lungo termine, attenetevi al vostro piano e resistete alla tentazione di vendere prematuramente. Solo così sarà possibile massimizzare le opportunità di rendimento nel corso degli anni.
Se siete persone paurose, comprate piuttosto obbligazioni, eventualmente in forma di ETF obbligazionari se pensate di tenerle oltre dieci anni. Se siete persone che non sanno pianificare o che hanno bisogno di soldi prima dei dieci anni, non investite nel quarto pilastro, piuttosto investite fino al terzo pilastro, o addirittura considerate di tenere solamente liquidità e fondo di emergenza.
7. Prevedere il mercato
Tutti sono bravi a dire: "io investo e non prevedo il mercato, investo e lascio il mio capitale allocato per almeno dieci anni", salvo poi vendere prima o attendere di comprare quando i prezzi saranno più bassi o attendere a vendere quando i prezzi saranno più alti.
Questo approccio semplicemente non funziona. Nessuno ha in mano una sfera di cristallo per prevedere l'andamento dei mercati. In finanza funziona così: se anche un individuo avesse in mano una sfera di cristallo per prevedere l'andamento dei mercati finanziari sistematicamente, allora tutti lo seguirebbero nelle sue scelte vincenti, ma automaticamente si avrebbe una saturazione e bilanciamento del mercato.
La finanza opera con una propria dinamica di auto-bilanciamento, distinguendosi nettamente dall'economia. Non è prudente assumere che il successo economico di un paese, come nel caso degli Stati Uniti, si traduca automaticamente in un ottimo investimento finanziario. L'attuale contesto, dominato dalla prevalenza di settori come i semiconduttori, le energie rinnovabili, l'intelligenza artificiale e la robotica, ha già portato a un innalzamento delle azioni delle società che si occupano di questi; quindi, siamo già fuori tempo per acquistare tali azioni, o quantomeno non siamo più in tempo a comprare a basso costo e vendere ad alto costo. È noto come le previsioni di grossi intermediari finanziari sul futuro dell'anno si rivelino essere in primis diverse tra loro ma spesso anche completamente errate.
Va notato che la strategia di aspettare che il mercato registri ribassi prima di effettuare acquisti può rivelarsi un completo disastro, come spiegato in questo video. La saggezza sta nell'adozione di un approccio più tempestivo, dove si effettuano investimenti non appena si individuano opportunità, senza attendere inevitabili ribassi di mercato. In definitiva, si consiglia di abbandonare l'idea di predire cali di mercato e di adottare una strategia più reattiva e informata. È quindi inutile cercare di prevedere l'andamento del mercato, comprate quando potete!
8. Movimentare gli investimenti
Continuare a movimentare gli investimenti può derivare da diverse motivazioni, che vanno dalla ricerca di prevedere il mercato alla tendenza a fuggire dalle perdite, capitalizzando eventuali svantaggi. Altre volte la spinta è un aumento delle conoscenze finanziarie e quindi una riorganizzazione del portafoglio per rilanciare una determinata posizione o seguendo consigli di youtuber o altre fonti. Tuttavia, è importante considerare che la volatilità del mercato e le imprevedibilità possono rendere difficile una gestione attiva basata su movimenti frequenti.
Cercare di prevedere il mercato è spesso un esercizio incerto. Gli investimenti sono un mix di successi ed errori e affidarsi ad analisi di mercato e continui ribilanciamenti del portafoglio potrebbe non essere la strategia più prudente. Smettere di movimentare continuamente gli asset può essere una scelta saggia, specialmente se si tiene conto del fatto che nessuno può prevedere con certezza quali mercati o azioni avranno le migliori performance nel tempo.
Simili movimenti, se ritenuti necessari, potrebbero essere fatti in presenza di nuovo denaro, dato che comunque un nuovo investimento implicherebbe una spesa in commissioni.
Inoltre, riflettere sulla storia degli investimenti può rivelare che la movimentazione frequente di alcune azioni potrebbe non aver portato benefici significativi e mantenere gli asset a lungo termine può essere una strategia più solida, specialmente quando si tratta di posizioni che hanno dimostrato di mantenersi nel tempo. Un esempio è quello direttamente di Paolo Coletti quando racconta che analizzando a posteriori le transazioni si è accorto che lui stesso ha acquistato e venduto più volte lo stesso prodotto finanziario. Le vendite derivavano da una impressione che fosse salito troppo e un voler capitalizzare il guadagno, gli acquisti dal fatto che comunque fosse un titolo valido da avere in portafoglio: operazioni completamente inutili dato che non ha fatto altro che pagare commissioni e anticipare il pagamento delle tasse.
In sintesi, la chiave potrebbe essere una gestione ponderata, con attenzione ai movimenti che potrebbero portare a risultati tangibili, evitando l'agitazione eccessiva del portafoglio.
9. Spaccare il capello in quattro
Dedicare un'eccessiva attenzione all'allocazione del proprio patrimonio risulta poco sensato quando si tratta di somme relativamente basse. Se il vostro investimento ammonta a 10.000 €, è superfluo perdere tempo nel decidere se assegnare il 19% o il 23% a un particolare titolo. Movimentare gli investimenti, come discusso precedentemente, per variare di appena due punti percentuali l'allocazione patrimoniale, diventa ancor più irrazionale, specialmente quando si tratta di patrimoni modesti.
Per portafogli investiti in quantità contenute, analizzare in modo eccessivamente approfondito l'asset allocation risulta essere un processo di valore solo dal punto di vista didattico o sperimentale, oltre che una ottima fonte di introiti per gli youtuber di finanza personale di cui amate i video. Più il patrimonio è limitato, meno ha senso persistere nel riflettere o modificare la sua allocazione. Risulta molto più profittevole impiegare il tempo in attività più redditizie e remunerative, come ad esempio lavorare o, meglio ancora, formarsi per ottenere lavori più remunerativi. In sintesi, mantenere una prospettiva pragmatica e concentrarsi su azioni più efficaci può risultare decisamente più vantaggioso che immergersi in analisi dettagliate per portafogli di modesta entità.