Educati e Finanziati

Cos'è l'inflazione e come combatterla

Come l'ISTAT misura l'inflazione, quanto è stata dal 2006 a oggi e quali investimenti la seguono davvero

📌 In sintesi

Cosa imparerai:

  • Cosa vuol dire misurare l'inflazione: su quale periodo, quali prezzi e i prezzi di che cosa
  • Come l'ISTAT costruisce il paniere e calcola gli indici NIC, FOI e IPCA
  • Perché l'inflazione mensile va letta sui 12 mesi, e quanto è stata dal 2006 al 2026
  • Perché misurare la propria inflazione personale è quasi impossibile
  • Quali strumenti seguono davvero l'inflazione, fra conto deposito, BOT, BTP a 3 anni, ETF monetari e obbligazionari e BTP Italia

Tempo di lettura: ~17 minuti

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Dell'inflazione si ripete sempre la stessa frase: ti erode i risparmi. Qui non la si ripete, e non si fa nemmeno il conto di quanto potere d'acquisto si perde. Si parla di inflazione sul serio, quella vera, che Paolo Coletti ha vissuto negli anni '80.

Cos'è l'inflazione

L'inflazione è la variazione dei prezzi nel tempo. Un'inflazione al 2% vuol dire che i prezzi sono aumentati del 2%. Detta così, la definizione farebbe rizzare i capelli a qualunque matematico, e per usarla davvero servono tre specifiche: quale tempo, quali prezzi, i prezzi di che cosa.

Quale tempo

Il supermercato sotto casa di Paolo non cambia i prezzi durante il giorno, quindi misurata di giorno in giorno la sua inflazione sarebbe zero. Durante l'anno, invece, i prezzi cambiano eccome.

I prezzi giornalieri si guardano solo per i beni scambiati sui mercati. Per l'inflazione si rilevano almeno una volta al mese, ma, come mostreranno i dati più avanti, la base mensile non è granché adatta. Più seriamente l'inflazione si misura su base annua, o su periodi ancora più lunghi: cinque anni, dieci, cento. Il minimo sono i mesi. Se un prezzo è cambiato l'altro ieri, conviene aspettare un po' e vedere cosa succede.

Quali prezzi

Nel linguaggio comune si dice «il prezzo di questa cosa», ma il prezzo, da solo, non esiste. Con un appartamento si vede bene, perché il suo prezzo si materializza solo quando qualcuno fa una proposta per comprarlo. Anche sui mercati finanziari, come si è visto nel corso, esistono l'ultimo prezzo, il prezzo di offerta in acquisto e quello di offerta in vendita, non «il prezzo».

L'inflazione di solito guarda i prezzi di offerta dei beni ai consumatori, cioè a noi poveracci. In pratica coincidono con i prezzi a cui si compra davvero, perché alla cassa del supermercato di sconti se ne ottengono pochi. Volendo si possono misurare anche altri prezzi: quelli all'ingrosso e, in teoria, perfino quelli di borsa. Le azioni tendono a essere inflazionate, perché il loro prezzo sale, ma nessuno se ne lamenta: di solito le possediamo.

I prezzi di che cosa

Resta la domanda più importante: i prezzi di quali beni e servizi? Possono essere qualunque cosa. Si può misurare l'inflazione delle bevande gassate, quella di tutti i generi alimentari, dei beni energetici, della sola benzina. Paolo registra il video il 22 settembre 2026, e chi va a benzina o a gasolio si sarà accorto di una «levissima» inflazione alla pompa.

Per un prezzo solo la variazione si calcola facilmente: prezzo di arrivo meno prezzo di partenza, diviso l'unità di tempo. In sostanza è la derivata prima. Per la variazione di un insieme di beni serve invece il famoso paniere.

Il paniere ISTAT

In Italia l'ente incaricato di misurare statisticamente un gran numero di cose è l'ISTAT, e la più nota è forse proprio l'inflazione, con il suo paniere. Sul sito dell'ISTAT c'è il documento sul paniere con periodo di riferimento 2025 (dal minuto 7:32). Per il 2026 ce ne sarà uno analogo, e secondo Paolo cambia poco.

Tre indici

Il paniere 2025 serve per due indici, che misurano due inflazioni diverse: il NIC, per l'intera collettività nazionale, e il FOI, solo per le famiglie di operai e impiegati. Paolo si è sempre chiesto se dirigenti e liberi professionisti abbiano davvero consumi così diversi. Forse una volta.

Nel paniere figurano 1.923 prodotti elementari, circa 2.000, poi raggruppati in vari modi. C'è anche un terzo indice, l'IPCA, armonizzato a livello europeo per confrontare l'inflazione italiana con quella degli altri paesi europei. Comprende anche lui quasi 2.000 prodotti.

Come si scelgono i prodotti

I prodotti non sono scelti a caso. Con altre analisi statistiche l'ISTAT guarda quali prodotti gli italiani consumano di più e quali hanno smesso di consumare. Nel paniere 2025 sono entrati, per esempio, lo speck da banco, i pantaloncini corti da donna, la lampada da soffitto, il topper per materasso e la camera d'aria per bicicletta. Paolo trova curioso che il cono gelato sia arrivato solo nel 2025. Fra le uscite più note ci sono il vaccino e il test Covid, che ormai non fa più nessuno perché i casi sono crollati, o almeno ne è crollata la percezione.

Chi vuole più dettagli trova sul sito dell'ISTAT una nota informativa molto abbondante e un file Excel con la struttura gerarchica del paniere, dagli alimentari agli alimentari freschi al dettaglio, giù fino al cono gelato (dal minuto 9:43).

Da dove arrivano i prezzi

Paolo, nella sua ingenuità, immaginava signori e signore che girano per i supermercati segnandosi i prezzi sul blocco degli appunti. Le fonti invece sono tante. Prima di tutto la grande distribuzione organizzata, cioè i supermercati, che i prezzi li comunicano direttamente. Poi gli uffici comunali di statistica, la banca dati dei prezzi dei carburanti del Ministero e le rilevazioni sui canoni d'affitto.

Paolo quei dati li ha analizzati per una sua ricerca. Il Ministero ha, giorno per giorno, i prezzi di ogni tipo di carburante in tutti i distributori d'Italia, circa 30.000: il benzinaio delle 6:30 del mattino, appena arrivato, deve inserire le eventuali variazioni.

La rilevazione non copre tutto il territorio nazionale. Si fa in 80 comuni dove vive l'84% della popolazione residente. Non è equally weighted ma population weighted, per restare in tema finanziario. In altri 10 comuni si rilevano solo alcune tariffe e alcuni servizi locali. L'elenco dei comuni è sul sito dell'ISTAT (dal minuto 15:47). I signori con il blocco degli appunti, comunque, ci sono ancora: per il NIC la raccolta con tecniche tradizionali copre metà dei casi, mentre un quarto si fa con il web scraping.

I pesi

Ogni voce del paniere ha un suo peso. Il documento ISTAT li esprime in milionesimi; nella tabella sono in percentuale, arrotondati come nel video (dal minuto 12:04).

VocePeso
Pane e cerealicirca 3% (29 per mille)
Tabacchi2%
Indumenti4,5%
Affitti2,7%
Energia elettrica2,8%
Gas2,7%
Mobili2,3%
Farmacia1,7%
Servizi medici2%
Automobili3,4%
Carburante4,7%
Manutenzione e riparazione2,8%
Giochiquasi 2%
Ristoranti8,6%
Servizi di alloggio (alberghi)3%

Nel paniere c'è l'affitto, ma non il costo dell'appartamento. Comprare casa è considerato un investimento, visto che di solito la si rivende senza perderci granché, mentre l'affitto è un costo diretto.

Ci sono anche voci che si comprano di rado, come i mobili o le automobili, che Paolo si augura non compriamo tutti gli anni. Il loro costo viene spalmato, calcolando quanti italiani comprano un'automobile durante l'anno, e così via. Poi c'è la voce «altri servizi finanziari», che secondo Paolo sono le commissioni, quelle che questo corso insegna a ridurre.

Il paniere cambia nel tempo

Sul sito dell'ISTAT ci sono anche i panieri storici (dal minuto 14:08). In quello dal 1928 al 1938, accanto a pane, farina gialla, riso, pasta e carne bovina, ci sono legna secca, carbone vegetale, pennini, olio di fegato di merluzzo e olio di ricino. Allora il paniere evolveva poco, lo cambiavano ogni 10 anni: nel 1939 l'olio di ricino c'è ancora, nel 1954 è sparito. Scorrendo gli anni si vede l'evoluzione dell'Italia, con il telegramma, il vaglia, il pacco postale, i cerini.

Il paniere di oggi non contiene prodotti specifici. Non c'è la bottiglia di Coca-Cola da 450 ml, ci sono le «bevande gassate».

Come si calcola

I pesi della tabella sono quelli delle macrocategorie, e Paolo immagina che ogni microcategoria abbia i suoi. Per ogni microcategoria si calcola la variazione rispetto al mese precedente, poi si fa la media pesata di tutte le variazioni: quella è la variazione del mese. In alternativa, ogni mese si fa la media pesata dei prezzi e ne esce il numero indice.

Quando l'ISTAT inserisce o toglie prodotti, fa un mese di raccordo. Se a gennaio entra lo speck ed esce il test Covid, a dicembre rileva già anche lo speck e a gennaio ancora il test Covid, così da riagganciare gli indici nel modo giusto. Una forma di speck, se Paolo ricorda bene, costa più di un test Covid.

Degli indici esistono anche delle varianti. Per noi la più famosa è il FOI senza tabacchi, cioè il FOI ricalcolato togliendo i tabacchi. È l'indice che dà l'inflazione ai fini del BTP Italia.

Alcuni prodotti vengono rilevati più volte al mese, altri molto più di rado, anche ogni due mesi, perché il loro prezzo cambia molto lentamente. Nei primi giorni del mese l'ISTAT annuncia di solito dei dati provvisori, con conti un po' approssimativi. Poi rifà i conti con precisione e verso metà mese, fra il 12 e il 20, comunica il dato ufficiale sull'inflazione del mese precedente.

Quanto è l'inflazione

Mese per mese o sui 12 mesi

I dati mensili ballano parecchio. Gli ultimi disponibili quando è uscito il video, a settembre 2026: ad agosto 2026 l'inflazione mensile è stata dello 0,58%, a luglio dello 0,29%, a giugno zero, a maggio dello 0,29%, ad aprile dello 0,98%.

Sembrano numeri irrisori. Annualizzati con la formula dell'interesse composto vista nel corso base, però, cambiano faccia. Per agosto:

(1+0,0058)12≈1,072(1 + 0{,}0058)^{12} \approx 1{,}072

cioè circa il 7% annuo. Allo stesso modo luglio fa circa il 3,5%, giugno zero, maggio il 3,5% e aprile il 12,4%. Sono numeri fuori di testa. Da un mese all'altro l'inflazione oscilla tantissimo, ed è per questo che va presa sull'anno.

Sui 12 mesi precedenti i numeri ballano molto meno e sono decisamente più realistici: da agosto 2025 ad agosto 2026 l'inflazione è del 3,4%, da giugno a giugno del 2,69%, da maggio a maggio del 2,63%.

Ognuno ha il suo paniere

Qui Paolo anticipa due obiezioni che gli fanno sempre. La prima è che ognuno ha il suo paniere. È ovvio, l'ISTAT misura l'inflazione della collettività, o delle famiglie di operai e impiegati, e il nostro paniere può essere molto diverso.

Però, ribatte Paolo, questa inflazione personale l'abbiamo mai misurata sul serio? Lui conosce una sola persona che lo fa, intervistata sul canale un paio d'anni prima del video, con fogli Excel pieni dei prezzi del supermercato. Eppure anche lui non segue i prezzi di quello che non pensa di comprare a breve, come le automobili. Bisognerebbe seguire anche le cose che si comprano una volta ogni 5 o 10 anni, e nessuno sano di mente lo fa.

L'inflazione che percepiamo non è quella dell'ISTAT in parte perché il nostro paniere è davvero diverso, in parte perché certi effetti non li vediamo. Se gli affitti calano, chi ha già un contratto non se ne accorge, perché il suo canone è rimasto fisso. Se cala il prezzo dei computer, chi quell'anno non l'ha cambiato non lo nota. Per un privato misurare la propria inflazione è praticamente impossibile.

L'ISTAT bara?

La seconda obiezione, che Paolo trova ridicola ma che gli hanno fatto in parecchi, è che l'ISTAT imbrogli sull'inflazione. Lui risponde da ex dipendente pubblico: chi ha il posto fisso all'ISTAT non va certo a rischiare il licenziamento, e pure una denuncia e un processo penale, perché qualcuno gli ha detto di barare. Pubblica quello che deve pubblicare, punto.

E poi, se l'ISTAT registrasse il carbone a un prezzo un po' più basso del vero, dovrebbe continuare a farlo per sempre, altrimenti quello scatto di prezzo tornerebbe fuori nell'inflazione. Magari un giorno si scoprirà che c'erano degli imbrogli, ma prima serve almeno uno straccio di prova. Qualcuno sosteneva che l'ISTAT potesse barare per via delle cedole delle obbligazioni indicizzate all'inflazione. Solo che quelle sono una parte minima della finanza del governo italiano, e non è certo per quelle che si arriva a falsare i prezzi.

Dal 2006 a oggi

Il grafico dell'inflazione va dalla fine del 2006 a oggi (dal minuto 23:30). Paolo ci avrebbe voluto mettere anche quella dei suoi tempi, gli anni '80, ma andava fuori scala. È un'inflazione rolling: ogni mese è misurata sui 12 mesi precedenti.

Il picco è a novembre 2022, quando i prezzi risultano aumentati dell'11,5% rispetto a novembre 2021. I prezzi del paniere, s'intende, e a spingerli è stato soprattutto il gas, che ha fatto una fiammata (in senso figurato). Nel paniere il gas non pesa poco, e secondo Paolo il suo prezzo era forse raddoppiato. Ha tirato su tutto l'indice, anche perché si porta dietro altre voci, come l'elettricità.

Ci sono stati anche periodi di inflazione negativa, come fra gennaio 2014 e gennaio 2015, quando i prezzi sono calati di quasi l'1%. Un'inflazione molto negativa è rara, perché scombussola l'economia: se i prezzi calano al galoppo nessuno compra, tanto domani costerà ancora meno. Per questo viene combattuta con tutti i mezzi, e per Paolo è peggio di quella positiva.

Storicamente l'inflazione balla attorno al 2%, in certi periodi anche parecchio. Nel grafico si vedono la crisi del 2008, che ha causato inflazione, poi un po' di movimento nel 2011, forse con la crisi del debito sovrano italiano, quella che portò al governo tecnico. Più di recente c'è l'effetto Hormuz, se Paolo non sbaglia, e adesso sono gli energetici a trainare parecchio l'inflazione. Di base, però, l'inflazione è tranquilla. Dal 2013 al 2021 è rimasta sotto il 2%, quindi per 8 anni un'inflazione irrisoria, anche se in giro si diceva che i prezzi stavano salendo. Sì, dell'1 o 2% all'anno.

Investimenti per combattere l'inflazione

Il primo modo per combattere l'inflazione è ridurre le proprie spese. Comprimere le spese è un buon modo, forse il migliore.

Poi ci sono gli investimenti. Molti, in modo irrazionale secondo Paolo, hanno come obiettivo combattere l'inflazione invece che guadagnare. Lo vede spesso, e per questo le ha dedicato un video apposta.

Prendiamo quindi una persona che ha il pallino di combattere l'inflazione e a cui di guadagnare di più non importa niente. Con l'inflazione a zero o negativa le va bene guadagnare zero, con l'inflazione alta vuole guadagnare parecchio, per mantenere il potere d'acquisto. Può avere senso per chi vive del proprio capitale. Attenzione, però: l'inflazione non erode il capitale, il capitale resta lì. L'inflazione fa aumentare le spese, e se è alta sono le spese a erodere il capitale troppo in fretta.

Il metodo migliore, ovviamente, resta investire in strumenti che rendono tanto di loro, come le azioni e gli ETF azionari, visto che siamo dentro Educati e Finanziati. Ma non sono strumenti specifici contro l'inflazione. Ci può benissimo essere un periodo di alta inflazione in cui l'ETF azionario addirittura perde. Non è lo strumento che ha in mente chi vuole pareggiare l'inflazione.

Gli strumenti messi a confronto

Paolo ha messo a confronto un po' di strumenti nel suo consueto foglio Excel (dal minuto 32:21). Parte da gennaio 2008, e per ogni mese mette l'inflazione degli ultimi 12 mesi, cioè di quanto è aumentato il costo di beni e servizi, e accanto il rendimento a un anno di ogni strumento, cioè di quanto è aumentato il capitale. Il file non viene distribuito, perché in Educati e Finanziati la lezione è solo descrittiva. Aliquote e prodotti sono quelli di settembre 2026, quando è uscito il video.

La prima colonna è una strategia molto interessante: non fare assolutamente nulla. Il capitale aumenta di zero.

Poi c'è il conto deposito vincolato a un anno, svincolabile. Lo svantaggio è la tassazione al 26%, il vantaggio è la semplicità: si mettono i soldi sul conto e si ritirano quando serve (svincolandolo prima si perdono gli interessi, ma gran parte del capitale probabilmente resta ferma). Paolo aveva i tassi storici dei conti deposito solo anno per anno, e per averli mese per mese li ha simulati con una formula che li lega ai tassi della BCE, perché quando la BCE decide i tassi, tutto il mercato, a breve e anche a lungo termine, si sposta più o meno all'unisono. I tassi simulati sono abbastanza realistici, e infatti scendono sotto l'1% quando la BCE taglia di parecchio e risalgono appena la BCE rialza, nel 2023.

Per i BOT a un anno e i BTP a 3 anni ci sono invece i dati storici delle aste, conservati dalla Banca d'Italia. Con il BOT a un anno il confronto è facile, perché anche l'inflazione è calcolata su un anno. Il BTP a 3 anni invece lo si può aver comprato uno o due anni prima, quindi Paolo ha fatto una media fra BTP comprati uno, due e quasi tre anni prima. I BTP a 3 anni tendono a rendere un po' di più, di solito non tanto, ma in certi periodi molto di più: quando i BOT non rendevano più nulla, i BTP a 3 anni rendevano già decisamente di più.

Per i BOT c'è stato un lungo periodo di rendimenti negativi, e lì Paolo ha messo un limite a zero (nella formula si vede un «max»). Rendimento negativo voleva dire comprare il BOT a 101 e vedersi rimborsare 100. Lo facevano solo gli istituzionali, obbligati a tenere la liquidità in titoli di Stato o in obbligazioni a basso rischio, mentre un privato piuttosto tiene i soldi sotto il cuscino. I BTP a 3 anni hanno sempre reso qualcosa, e si sono ripresi appena la BCE ha alzato i tassi.

Come ETF monetario Paolo ha preso il noto XEON, tassato a circa il 13% perché contiene quasi tutte obbligazioni governative. Anche qui, quando il rendimento a un anno andava in negativo, ha messo zero. Un ETF monetario si può vendere appena il rendimento arriva a zero e ricomprare quando ricomincia a salire, quindi chi sta un attimo attento al mercato rendimenti negativi non ne prende. Chi non ci sta attento dovrebbe togliere il limite, perché quei lunghi periodi a zero erano in realtà di rendimento negativo (dal minuto 37:21 se ne vede un esempio).

La colonna successiva è un ETF obbligazionario con obbligazioni a breve durata, anche questo tassato al 13% perché contiene obbligazioni governative. Rende decisamente più di XEON, ma qui il limite a zero non c'è. Se questo ETF cala di prezzo è perché i tassi stanno salendo, e a venderlo si arriva troppo tardi. XEON invece si muove giorno per giorno, in modo lento e abbastanza prevedibile, e vendendolo al massimo ci si prende un giorno di rendimento negativo. Nel 2023 l'ETF a breve durata ha performance a 12 mesi pessime, e chi lo vendeva appena vedeva il rendimento negativo se lo portava a casa. Lo stesso vale per il terzo ETF, con obbligazioni a media durata.

Infine i due strumenti che, secondo Paolo, dovrebbero essere i principi della lotta all'inflazione. Il primo è il celeberrimo BTP Italia, un'obbligazione indicizzata all'inflazione, tassata al 12,5%. Della sua cedola la parte variabile, che nei periodi di forte inflazione è il grosso, è nota, perché è esattamente l'inflazione. La cedola base invece cambia a seconda dei tassi: Paolo l'ha simulata, ma è una parte minima. Il secondo è un ETF obbligazionario indicizzato, con obbligazioni europee legate all'inflazione europea o a quella dei singoli Stati, tassato al 13%. In teoria sarebbe il migliore dei due, perché è più diversificato. Nel grafico, però, arriva una grossa sorpresa.

Gli strumenti a breve durata

Nel primo grafico (dal minuto 39:37) la linea gialla è l'inflazione a 12 mesi, e chi vuole combatterla cerca l'investimento che le si appiccica. Fra gli strumenti a breve durata, cioè conto deposito, BOT a un anno ed ETF monetario, non ce n'è nessuno.

In un tratto il BOT a un anno sembra seguire l'inflazione con un certo ritardo, e fa le due gobbe come lei. In un altro non la segue per niente. Conto deposito ed ETF monetario non pervenuti: il conto deposito ha reso piatto per quasi tutto il periodo, meno dell'1%.

Quando l'inflazione è schizzata, il BOT a un anno ha reagito, e hanno reagito bene anche XEON e il conto deposito, ma con un deciso ritardo, perché la BCE non ha alzato subito i tassi per rispondere all'inflazione, e questi strumenti si sono mossi solo dopo. In un periodo XEON rendeva meno dell'1% contro un'inflazione, almeno in Italia, del 3%.

Le obbligazioni a brevissima durata a tasso fisso, rinnovate di continuo, seguono il mercato dei tassi, e il mercato dei tassi tende ad andare come l'inflazione. Ma ogni tanto all'inflazione non reagisce, e quando reagisce lo fa in netto ritardo.

Le obbligazioni a durata più lunga

Con le obbligazioni a durata più lunga (dal minuto 41:40) si arriva, dice Paolo, all'apoteosi del «non è così». Contro l'inflazione in giallo, l'ETF a breve durata e quello a media durata si comportano in modo completamente opposto, e quando l'inflazione si è impennata loro sono scesi. In qualche tratto forse hanno protetto un po', ma non molto. Non sono certo lo strumento per proteggersi dall'inflazione.

Il BTP a 3 anni va già un po' meglio. Essendo un'obbligazione singola non va mai sotto zero, perché altrimenti non la si compra. Almeno questo pregio ce l'ha, ma con l'inflazione sembra non avere niente a che fare.

BTP Italia ed ETF indicizzato

Restano i due che dovrebbero seguire l'inflazione (dal minuto 42:32). In questo grafico la linea viola è l'ETF che segue obbligazioni indicizzate all'inflazione, e fa quello che vuole lui: su, giù, su, giù. Paolo ipotizza che risenta del mercato dei tassi e, più che dell'inflazione, delle aspettative sull'inflazione. Infatti prima è salito a razzo, e quando l'inflazione è arrivata davvero è sceso a razzo. Il grafico è di rendimenti, non di prezzi: un ballerino micidiale, che andava su e giù anche con l'inflazione a zero.

Lo strumento che si appiccica all'inflazione italiana, proprio perché è costruito così, è il BTP Italia, la linea verde chiaro. In certi periodi sta sopra l'inflazione, per effetto della cedola base. In altri le sta attaccato, perché i tassi erano bassi e la cedola base era molto bassa, ma la parte legata all'inflazione c'era tutta. Poi torna sopra. La cedola arriva un po' in ritardo, e ogni volta che viene pagata si riferisce all'inflazione di un periodo che va da otto a due mesi prima.

Le correlazioni

La tabella delle correlazioni (dal minuto 44:12) va da −100%, che vuol dire comportarsi in modo opposto all'inflazione, a +100%, che vuol dire comportarsi come l'inflazione. Il BTP Italia è al 97% e si comporta decisamente come l'inflazione. L'ETF obbligazionario a media durata è a −74%: addirittura anti-inflattivo.

La sorpresa è l'ETF con obbligazioni indicizzate all'inflazione, che si comporta in modo diverso dall'inflazione (il suo valore si legge solo a schermo). Il BTP Italia lo si compra all'asta o in emissione e ci si resta dentro. L'ETF invece è a ciclo continuo, quindi sconta moltissimo le aspettative del mercato sui tassi e sull'inflazione, che non è detto abbiano a che fare con l'inflazione vera.

Nemmeno XEON e i BOT a un anno funzionano, e Paolo stesso ci contava. Tutti e due hanno correlazione zero con l'inflazione, perché quando c'è stato il picco se ne sono infischiati e si sono mossi dopo. Più che decorrelati, sono strumenti che agiscono in ritardo.

Il parere di Paolo

Paolo il pallino di combattere l'inflazione non ce l'ha, perché l'inflazione la si subisce comunque. Chi compra il BTP Italia e incassa una cedola del 4%, con l'inflazione al 3,9%, quel 3,9% lo ha subito lo stesso, e la sua cedola del 4% adesso vale lo 0,1%. Esattamente come Paolo, che dalle sue azioni prende il 7% e se lo vede ridotto al 3,1% lordo, sempre per colpa dell'inflazione. Combatterla o no, l'inflazione ce la si prende, ed è per questo che nel resto del corso Paolo non ne parla.

Per chi vuole proprio combatterla, gli strumenti adatti sono il BTP Italia e le altre obbligazioni indicizzate all'inflazione, ma obbligazioni singole: comprate in emissione e tenute fino alla scadenza, così non risentono delle variazioni dei tassi né delle aspettative sull'inflazione.

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